La polemica sulle opere per le celebrazioni dei 150 anni Giorgio Napolitano è intervenuto nel dibattito su come celebrare il 150 anniversario dell'Unità d'Italia che cadrà nel 2001: nessuna opera inutile e costosa ma piuttosto poche e simboliche realizzazioni con «fondi certi». In una lettera inviata al governo alla fine di luglio (il cui testo è stato diffuso ieri), il presidente della Repubblica ha invitato l'esecutivo a lavorare perché la ricorrenza si onori con «progetti di carattere prevalentemente culturale, pedagogico e comunicativo, diretti a rappresentare e rafforzare la nostra identità nazionale». La replica della Lega: «Noi chiediamo che vengano controllate le spese, perché siamo contrari a celebrazioni elefantiache». ROMA. Il capo dello Stato non chiede che si realizzino opere inutili e costose per celebrare i 150 anni dell'unità d'Italia, ma piuttosto poche e simboliche realizzazioni con «fondi certi», e invita l'esecutivo a lavorare perché la ricorrenza si onori con «progetti di carattere prevalentemente culturale, pedagogico e comunicativo, diretti a rappresentare e rafforzare la nostra identità nazionale». E' questo il senso della lettera che Giorgio Napolitano aveva mandato a fine luglio al capo del governo e che, come aveva fatto sapere lo stesso presidente in un colloquio con La Stampa, non aveva ricevuto alcuna risposta. Dopo la sollecitazione, Palazzo Chigi tre giorni fa aveva assicurato che le risposte sarebbero arrivate con i fatti, nel consiglio dei ministri previsto per la fine di agosto nel quale si sarebbe deciso come sfoltire il gran numero di opere che erano state previste dal governo Prodi e mettere a punto una serie di eventi mediatici e culturali per dare il giusto risalto all'anniversario. O comunque questa è l'intenzione di Gianni Letta, che in questi giorni sta lavorando al dossier e che non vede polemica nelle parole del capo dello Stato. Ma evidentemente la rassicurazione non è bastata a Napolitano, che ha sentito il bisogno di chiarire il senso della sua uscita visto le interpretazioni che cominciavano a farsi strada in una parte del centro-destra, nella stampa vicina al Pdl e certamente nella Lega, del genere «il presidente chiede che vengano spesi soldi che potrebbero servire a ben altro». Ecco allora che ieri pomeriggio il Quirinale ha voluto diffondere il testo della lettera, nel giorno peraltro in cui l'ex capo dello Stato Ciampi, sempre dalle colonne della Stampa, si è lamentato dell'assenza di risposte del governo e della scarsa volontà di «alcuni ministri» di festeggiare come si deve i 150 anni dell'unità. Occorre scriveva dunque Napolitano il 20 luglio «ormai con la massima urgenza un chiarimento: se necessario, un esplicito e preciso ripensamento selettivo, e dunque ridimensionamento del programma di investimenti infrastrutturali, tenendo conto delle disponibilità del bilancio pubblico», e occorre anche «una soddisfacente definizione delle iniziative pi propriamente rispondenti al carattere e agli scopi di una seria celebrazione dell'evento». Come a dire, serve certezza di quello che si andrà a fare, ed è giusto non sprecare risorse con opere che con la ricorrenza non hanno a che vedere. Napolitano però batte sul tasto della necessità di arrivare a un «programma articolato su pochi ma significativi» progetti di carattere culturale, che allo stato non sono ancora in cantiere anche se Berlusconi continua a dire che bisognerà che la tivù pubblica si faccia carico delle celebrazioni, magari con delle fiction sui protagonisti dell'unità «Italia. Ma non sarà facile arrivare a un'intesa con la Lega. Che già mette tutti sull'avviso: «Noi chiediamo che vengano controllate le spese, perché siamo contrari a celebrazioni elefantiache. In un momento come questo il rigore è d'obbligo, non possiamo pensare di buttare via i soldi in feste senza che ci sia un ritorno per la gente», dice il capogruppo del Carroccio Roberto Cota mentre il ministro Roberto Calderoli pensa sì che serva una «riflessione», ma sul «gap tra Nord e Sud del Paese, che è la mancata validazione del progetto unitario».