L'intervista Il dopo-Balbinot: punteremo sul marketing Colasio: abbiamo perso troppo tempo «Cultura, anno zero ». «Padova è una fantastica città d'arte, con potenzialità enormi. Purtroppo, però, mal sfruttate. O, addirittura, per nulla fatte valere. C'è bisogno di un cambio di rotta a trecentosessanta gradi, perché di tempo ne abbiamo perso già abbastanza... ». Parola del neoassessore comunale Andrea Colasio, 51 anni, ex parlamentare della Margherita. Incaricato dal sindaco Flavio Zanonato alla cura, appunto, delle Politiche culturali, dei Musei, dello Spettacolo e del Castello carrarese. Cioè l'enorme fortezza «dimenticata» per cui si è sempre speso. Seduto alla scrivania del suo ufficio a Palazzo Moroni, lo stesso occupato fino a qualche mese fa da Monica Balbinot, Colasio legge e rilegge il bilancio della Cultura a Padova nei primi sei mesi di quest'anno, confrontati con quelli del 2008: poco più di 194mila biglietti d'ingresso staccati per visitare, nell'ordine, la Cappella degli Scrovegni, i Musei Eremitani, il Palazzo Zuckerman, il Palazzo della Ragione, la casa del Petrarca ad Arquà, l'Oratorio di San Rocco, il Museo del Risorgimento, l'Odeo Cornaro e l'Oratorio San Michele. Padovani, turisti e scolaresche che, dal primo gennaio al 30 giugno 2009, con un calo di circa mille unità rispetto all'anno precedente, hanno portato nelle casse del Comune quasi un milione e 147mila euro. Più o meno, 190mila euro al mese. Cui vanno aggiunti i circa 214mila ricavati dalla mostra «Il futuro di Galileo » che, allestita al Centro culturale di via Altinate, è stata visitata da poco meno di 43mila persone. Assessore, quale lettura dare a questi numeri? «Si tratta di buone cifre, che rappresentano soltanto un punto di partenza per fare le cose in maniera un po' diversa...». A cominciare da? «Certamente dalla comunicazione: penso a percorsi guidati con alcuni totem sparsi per la città, piantine e depliant in tutti gli alberghi, siti internet moderni e newsletter aggiornate, pieghevoli informativi facili da utilizzare e che non siano scambiati per pubblicità in cassetta». Poi? «Il marketing: promuovere davvero Padova come ricca città d'arte. E non soltanto come il posto dove, più di settecento anni fa, è morto Sant'Antonio o come il luogo a metà strada tra Venezia e le Dolomiti... Ben venga il turismo religioso, guai se non ci fosse, così come la nostra felice posizione geografica: dobbiamo, però, convincere il turista che vale la pena fermarsi a Padova più di una notte, se non di mezza giornata. E questo si fa con il merchandising, inesistente in qualsiasi museo o punto culturale della nostra città ». Assessore, cos'è mancato negli ultimi anni? «Mi sembra di aver detto già abbastanza. Le faccio un ultimo esempio: il 2009 è l'anno galileiano e l'abbiamo praticamente perso. Nulla si è fatto, a parte una mostra troppo didascalica come quella del Centro Altinate, visitata in grande prevalenza dalle scuole, e un planetario bellissimo in via Cornaro di cui, però, nessuno sa l'esistenza. Sinceramente, mi pare un po' pochino per celebrare il grande padre della scienza moderna... ».