Castel Sant'Angelo Spade, balestre, asce nei magazzini del Museo Messaggio dal borgo di Gradara a Castel Sant'Angelo: «Ridateci le nostre armi antiche, anche in prestito. Noi le restaureremo e, soprattutto, le esporremo al pubblico». Suona più o meno così l'accorato appello (in forma di crociata, con tanto di sindaco, deputato e interrogazione parlamentare, tutti pronti a dar battaglia) partito dall'antica cittadina medievale in provincia di Pesaro, celebre per la sua Rocca e per la storia degli amanti Paolo e Francesca ( Amor, ch'a nullo amato amar perdona... ). Il comune rivorrebbe infatti indietro l'importante collezione di armi antiche (scudi, asce, balestre, elmi, corazze) legittimamente di proprietà dello Stato e che si trova nelle collezioni di Castel Sant'Angelo. Il Castello, come è noto, possiede una ricca quantità di armi, ma all'armeria sono dedicate quattro sale, e dunque molto materiale benché pregiato si trova da sempre nei depositi. Da qui, la richiesta al ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, formalizzata a mezzo interrogazione dal deputato Massimo Vannucci (Pd): «Ci risulta si legge nel testo che la collezione di Gradara non è mai entrata nel circuito espositivo, ma è in giacenza nei magazzini di Castel Sant'Angelo perché necessita di restauro». Il deputato ha anche anticipato la disponibilità del Comune ad assumersi «l'onere della movimentazione e del restauro a fini espositivi». La Rocca, da cui provengono le armi, è proprietà demaniale dai primi del Novecento e il museo della fortezza è gestito dalla Soprintendenza. Fu l'ultimo proprietario, prima che il monumento diventasse demaniale, a vendere le armi allo Stato.