Scritte con i pennarelli e tessere tolte per far passare sottotraccia cavi e tubi. In 7 riquadri miti e storia di Roma Sos per i mosaici anni Trenta CON il pennarello hanno scritto «Viva Totti» sulle tessere dei mosaici nella stazione Ostiense. Altri tasselli sono stati tolti per far correre sottotraccia fili elettrici e tubi. Intere decorazioni pavimentali sono coperte da carrelli e scaffali di un supermercato. Così, quei 1.400 metri quadrati di piastrelle nere su campo bianco, che tra i Trenta e i Quaranta dovevano rappresentare mito e storia di Roma nell'ottica della continuità dell'impero, ora rischiano altre offese. A lanciare l'allarme, con il sovrintendente Adriano La Regina è Sylvia Diebner dell'Istituto archeologico germanico: «Quelle opere si stanno deteriorando». I mosaici di Giulio Rosso e Maria Zaffuto, che sembrano ispirati da quelli di Ostia antica del II secolo d.C., furono realizzati con tessere di ceramica e non in marmo come nel '37 si lavorò al Foro Italico. Forse sarebbero dovuti essere pronti per la visita di Hitler, nel maggio del '38, quei riquadri, ognuno con due rappresentazioni rovesciate (ma non speculari), come nelle carte da gioco. «Un'opera interessante perle sue dimensioni», commenta Diebner, «e per comprendere meglio le interferenze di propaganda e ideologia sulle scelte artistiche». Ecco, in estrema sintesi, la storia di Roma vista con l'occhio del regìme. «L'idea dell'opera», dice Diebner, «probabilmente venne fornita ai mosaicisti dal gruppo di latinisti, archeologi e storici dell'Istituto di Studi romani». Sono sette grandi mosaici. In uno è rappresentato lo sbarco di Enea a Ficana (Acilia) dov'era la foce del Tevere. Nella parte opposta, l'eroe troiano abbandona Didone che si butta tra le fiamme. In un altro, la Lupa con i gemelli e Rea Silvia e, dall'altra parte, Romolo traccia il solco del pomerio. Nel terzo riquadro, ecco il tentativo del principe dei Galli, Brenno, di alterare i pesi delle libbre d'oro per acquistare Roma e l'intervento di Camillo. Al di là, il colle capitolino con le oche che salvano la città dall'invasione dei Galli. Nel mosaico centrale, il più grande (10 metri per 2), un trofeo di armi antiche e cavalli che scalpitano. Poi è raffigurata la statua di Augusto di PrimaPorta e, rovesciati, tre guerrieri e un legionario. Un'altra opera riporta lo stemma pontificio, da una parte, e piazza San Pietro con obelisco e porticato sormontati da un angelo, dall'altra. Infine, il mosaico con uomo che saluta romanamente con contorno di aquile e pugnali. Ai suoi piedi, una salamandra colpita da una lancia. Che fare per difendere e recuperare queste opere? «Intanto studiarle, come si sta cominciando a fare», dice La Regina.