Il viaggio in un territorio sospeso tra storia e natura Da Acciaroli al porto di Ascea, immagini in bianco e nero Scatti realizzati tra il 1954 e il 1962: marine, chiese, incroci, e lampi di una modernità che appare e poi scompare quasi subito "Paesaggi abitabili" più ancora che "visitabili" come quelli di cui parla Roland Barthes nella "Camera chiara", appaiono le fotografie del Cilento degli anni Cinquanta raccolte da Laura del Verme nel volume "Aria Acqua Terra Uomo" (editore, meritoriamente, il napoletano Vincenzo Viscione), con una intensa prefazione di Aldo Masullo. In un esercizio di "immaginazione materiale" che ricorda quella indicata dal filosofo Bachelard, in cui gli elementi aria, acqua, terra, attivano linconscio, losservatore si ritrova a viaggiare in un territorio la cui storia e natura può influenzarlo profondamente. Un archivio di fotografie in bianco e nero scattate nel Cilento, «subregione montuosa che si protende come una penisola tra i golfi di Salerno e di Policastro», viene offerto, spiega la curatrice, «a chi ha la possibilità di ricordare quei luoghi comerano per suscitare un momento di riflessione». Luomo, il quarto elemento, tende a ignorare gli altri tre, condannando un patrimonio costruito dalla sua stessa storia, a una inevitabile rovina. Ma il messaggio è positivo, quasi un monito a non "completare" lazione di degrado iniziata proprio in quegli anni Cinquanta, quando il dopoguerra spinse il Cilento a unaccelerata mal sopportata dal suo territorio "emozionale". «Mettiamo sotto gli occhi di chi lo guarda - sottolinea Laura del Verme - una terra che non ha solo come eccellenza le alici di menaica e i fichi bianchi, ma che dal 1998 è nella lista del Patrimonio mondiale dellumanità, il che vuol dire che qualcuno ha valutato la sua bellezza». A volte, come in questo caso, gli archivi di famiglia sono miniere, ma nelle foto di "Aria Acqua Terra Uomo", più che il senso dellimmagine, la struttura compositiva, la ricerca di chi guarda tende ad essere quella del "punctum" di cui parla Barthes. Un dettaglio che scatena nellosservatore una reazione emotiva, restituisce un ricordo, lidea - come fu per la foto della madre di Barthes alletà di cinque anni ritrovata dopo la morte di lei - che una fotografia mostra senza pietà una realtà che non potrà ritornare. Non si sottrae a questa necessità o esperimento il filosofo Masullo, che apre con i suoi stessi versi suscitati da una visione del Cilento la sua prefazione: "Selvaggi e miti discendono al mare i monti e vi si fermanoa specchioarcani pensieri ruminando lenti". Giovane professore, Masullo frequentava Vatolla, con il castello dove Vico fu precettore. Confessa di essere stato colpito dalla sezione del libro dedicata alle foto di binari: «Vi si coglie una drammatica tensione» fra i due estremi del carattere cilentano, le radici piantate e la spinta a fuggire. Una scelta intelligente, sia pure per una terra scarsamente divulgata per immagini, che pure, ancora oggi, hanno caratteristiche di eterna bellezza, ha spinto larcheologa del Verme a privilegiare strade, ponti, piazze, portici, architettura rurale («spesso le prime case buttate giù dagli emigranti al loro ritorno»). Ne sortiscono "cartoline" sconosciute. Gli scatti del fotografo non professionista, Vito del Verme, tra il 54 e il 62, sono marine e chiese e incroci, signorine in golfino accanto ad anziani con il cappello e lambrette, insegne di una modernità che appare e scompare. Un mondo che appartiene a unaltra epoca, un Cilento che ha lasciato pezzi consistenti della propria identità impigliati nelle reti del nostro tempo. Come la torre sulla spiaggia di Acciaroli, oggi visione molto meno "verghiana". Ma anche angoli intatti, che reggono come verifica facilmente chi guarda queste fotografie di oltre mezzo secolo fa. A maggior ragione da preservare con sapienza.
NAPOLI - Paesaggi abitabili, foto da unepoca
Il libro "Aria Acqua Terra Uomo" di Laura del Verme racconta il Cilento degli anni Cinquanta attraverso fotografie in bianco e nero scattate da Vito del Verme. Le immagini mostrano la natura e la storia del territorio, con una enfasi sulla bellezza e sulla identità del luogo. La curatrice del libro sottolinea che le fotografie possono influenzare profondamente l'osservatore e ricordare luoghi comuni. Il libro è un esercizio di "immaginazione materiale" che attiva il lincsio e il losservatore. La fotografia di Vito del Verme è caratterizzata da una struttura compositiva che scatena una reazione emotiva nell'osservatore.
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