L'idea di Migliorini: una rassegna dedicata al sommo poeta Soffioni e fumarole, vapori e le selve oscure. L'inferno di Dante rivive e trae spunto dalle putizze di Monterotondo, dalla cosiddetta Valle del Diavolo e da tutte quelle zone della Val di Cecina dove il calore che esce dal sottosuolo rappresenta naturalmente l'ambivalenza tra la dolcezza e l'ira degli elementi. Non ha dubbi Simone Migliori, direttore del Festival del Teatro Romano, che sta pensando di ripercorre le cantiche dantesche attraverso un viaggio nei luoghi lunari e fumanti di queste zone, rimasti in molti casi intatti dal 1200. Un festival itinerante, a cadenza annuale, dedicato all'autore della Divina Commedia che sembra non solo aver avuto molti legami familiari nel territorio volterrano ma essere stato ispirato proprio dai paesaggi suggestivi di Larderello, Lagoni e Montegemoli. Una rassegna ex novo che potrebbe chiamarsi "Dante nei luoghi di Dante". «Sia D'annunzio che Borchardt - spiega Migliorini - nei loro scritti non hanno tenuto mai nascoste le somiglianze tra gli ambienti descritti nell'Inferno, le male bolge, e quelli reali che circondano Volterra. Non potevano essere una coincidenza anche perché è certo e documentato che Dante conoscesse alla perfezione le nostre location». Migliorini si riferisce ai presunti natali di Dante e ai rapporti affettivi che unirono il sommo poeta agli abitanti della Val di Cecina. «A Montegemoli gli Alighieri erano di casa», riavvolge il filo della storia. «Lo zio di Dante, Ardingo sposò Getulia e trovò lavoro a Volterra. Anche il padre, Alighiero, sposò Bella degli Abbati, originaria di Montegemoli. E sempre per rimanere nei dintorni, perfino la nipote di Dante, sposò un medico volterrano, un certo Ranieri Tignoselli». Le fonti, però, riportano una certa antipatia del grande artista per la città etrusca. «È vero - continua - sulle sue origini Dante calò consapevolmente una cortina di silenzio ma sembra che il risentimento per i nostri luoghi debba farsi risalire all'odio verso il padre che, usuraio, farabutto e disonesto, portò alla morte per stenti la madre. Questo non toglie che abbia passato una parte della sua vita fra Montegemoli e Montecoloreto, che abbia respirato quell'aria e sia stato impressionato dai fenomeni naturali che già allora caratterizzavano quei luoghi. Già poeti dell'epoca come Bindini di Travale indicano Dante come originario di Volterra». Insomma, rileggere le scenografie infernali e paradisiache attraverso le ispirazioni letterarie, toccando realmente i posti della zona, potrebbe essere una spinta anche al turismo e alla valorizzazione del territorio. «Sarebbe una novità, una provocazione, un modo per riscoprire la spiritualità e al tempo stesso l'eroticità del paesaggio della Val di Cecina. Se non altro - conclude Migliorini - è sicuramente un'idea stimolante a cui sto lavorando. Potrebbero essere letture, recital, eventi. Una rassegna itinerante che facendo tappa in tutti questi luoghi coinvolgerebbe lo spettatore non solo dal punto di vista culturale ma anche da quello fisico».