Altro che strategie di marketing milionarie. Ci sono aziende che destinano budget di 20 mila euro. O imprenditori che investono il doppio, 40 mila euro, e ottengono un ritorno di immagine più che soddisfacente. In che modo? Puntando sulla cultura e proponendosi come sponsor di eventi, mostre o progetti per la riscoperta del patrimonio artistico-cultura-le. È lo spirito del Premio impresa e cultura, concorso nazionale ideato da Bondardo comunicazione e promosso da Confindustria, Ice, Sviluppo Italia e dal comune di Palermo, giunto alla sua ottava edizione coinvolgendo circa 550 aziende. «Nell'edizione 2003 del premio», dice Michela Bondardo, vicepresidente di Sistema impresa e cultura, «sui 135 progetti presentati, il 20 faceva riferimento a investimenti inferiori ai 30 mila euro e il 10 a 15 mila». A spingere gli imprenditori è «l'elevato costo della pubblicità sui mezzi classici», continua Bondardo, che sottolinea come ci siano parecchie «barriere all'entrata nel mercato della comunicazione per le aziende di piccole-medie dimensioni, che rappresentano la gran parte del tessuto economico dell'Italia». La conferma del trend arriva da Assolombarda che, tra i patrocinanti del premio, monitora i budget delle sue associate. «Le imprese tendono a focalizzare l'investimento culturale su segmenti che possano garantire un ritorno della stessa spesa che non sia prettamente contabile ma correlato, semmai, alle esigenze di sviluppo», commenta Roberto Polli, direttore generale di Assolombarda, secondo il quale poi «l'efficacia di un investimento culturale non è solo questione di cifre in bilancio». Perché c'è, come ha precisato il ministro per i beni culturali Urbani «soprattutto in Italia un patrimonio artistico da valorizzare e da questa scelta di comunicazione provengono risultati indiretti quali il prestigio, l'autorevolezza e l'immagine dell'azienda». Ma è fondamentale che alla base della scelta ci siano «passione, mecenatismo, altruismo e gusto estetico». Il problema, semmai, è un altro: «L'Italia spende poco in cultura, lo 0,5 del pil, la metà degli altri paesi europei».