Ci si è messa di mezzo, come al solito, la cronica, ormai quasi proverbiale, mancanza di strutture e infrastrutture. Un motivo più che sufficiente perché il 75esimo congresso della Ifla (International Federation of Library Associations and Institutions) alla fine scegliesse Milano anziché Firenze. «Abbiamo perduto una straordinaria occasione economica e culturale», avverte Mauro Guerrini, fiorentino, professore di Biblioteconomia all'Università di Firenze. La rassegna internazionale, spiega, avrebbe portato in città qualcosa come cinquemila persone, con una ricaduta di 10-15 milioni di euro tra alberghi, ristoranti e tutto l'indotto. Non roba da topi di biblioteca, ma un progetto ambizioso e remunerativo. Sia in senso economico, sia di ritorno d'immagine. «Ci abbiamo lavorato per anni - aggiunge il professore, che tra l'altro presiede l'organizzazione dell'evento -, con un comitato composto dalle principali istituzioni, enti locali, università, biblioteca nazionale, istituto di storia della scienza e la stessa Confindustria. Purtroppo l'inadeguatezza del Palazzo dei Congressi e della Fortezza ha fatto la differenza. Manca una sala da cinquemila posti, mancano servizi all'altezza. Oltre al fatto che l'aeroporto è insufficiente. Così è stata scelta Milano». Niente da fare, insomma. Come dire: nemmeno la forza di volontà basta più, visto che a mancare è un piano strategico e funzionale - di cui si dovrebbe occupare chi è stato chiamato ad amministrare - per mettere la città nelle condizioni di poter ospitare le grandi manifestazioni culturali. Ecco allora che Firenze (anche qui, al solito) si è dovuta magramente consolare con eventi paralleli. Non briciole, per carità, ma certamente nulla a che vedere con la rassegna mondiale che invece si terrà nel capoluogo lombardo a fine mese. Tre diversi convegni «satelliti» che si concluderanno venerdì prossimo: all'Istituto degli Innocenti, nell'aula magna dell'università e all'auditorium del Consiglio regionale, con il coordinamento della Fondazione Rinascimento Digitale. Ma, oltre alle critiche, Guerrini trova anche il tempo di lanciare una proposta: sponsor privati per sopperire alla mancanza di fondi pubblici. Il modello da imitare? Gli Stati Uniti, dove, spiega il professore, «le biblioteche sono autentiche istituzioni della cultura che calamitano cospicui investimenti, sia a livello istituzionale che appunto con sponsor privati. In Italia tutto ciò ancora non è possibile, ma prima o poi dovremo anche noi seguire questa strada». Anche perché è l'immagine stessa delle biblioteche, dice Guerrini, che si deve svecchiare: «Scaffali impolverati, ragnatele, schedari scritti a mano, ambienti severi appartengono al passato. Oggi la biblioteca parla inglese, naviga sul web, usa l'informatica, guarda al futuro. E, finanze permettendo, investe nella modernità, sempre più cosciente di se stessa e della propria funzione». Secondo l'Istat a farne uso è solo il 12 della popolazione sopra gli 11 anni. Numero che aumenta nelle regioni del nord. e in Toscana? Ci sono sì maggiori finanziamenti e strutture migliori rispetto a tante altre aree del sud del Paese. Ma ancora, sostiene Guerrini, «siamo lontani dal riconoscere alle biblioteche lo status di motore dello sviluppo, sia culturale che economico, come invece sta emergendo da alcune ricerche negli Stati Uniti».
FIRENZE - Biblioteche, niente congresso. Mancano strutture adeguate. La rassegna internazionale della Ifla sceglie Milano. Guerrini: La città ha perso una grande occasione.
Il 75esimo congresso della Ifla (International Federation of Library Associations and Institutions) è stato tenuto a Milano, non a Firenze come previsto. La decisione è stata presa a causa della mancanza di strutture e infrastrutture a Firenze, come il Palazzo dei Congressi e la Fortezza, che non erano in grado di ospitare le 5.000 persone previste. Il professore di Biblioteconomia Mauro Guerrini, che presiede l'organizzazione dell'evento, lamenta la perdita di un'opportunità economica e culturale significativa per Firenze. Secondo Guerrini, la mancanza di fondi pubblici e la scarsa attenzione alle infrastrutture hanno portato alla scelta di Milano.
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