L'obelisco deLL'Eur diventa un caso. Lo è da tempo, in realtà: impacchettato per i lavori di restauro dal dicembre 2002, è tuttora invisibile ai passanti. Ma c'è molto altro: adesso, dopo la denuncia sul Corriere di ieri del soprintendente Adriano La Regina, si scopre un carteggio tra l'ormai ex soprintendente Di Paola e il direttore dell'ufficio del Comune che si occupa di pubblicità sui ponteggi. Toni cordiali, certo. Meno, i concetti: Di Paola vuole una proroga, ma la richiesta viene restituita al mittente. «Non essendoci la necessità di ulteriori lavori - scrive, in sintesi, il direttore dell'ufficio Affissioni, Andreina Mannelli -l'autorizzazione non viene concessa». Risultato? Un mistero: l'obelisco è ancora impacchettato e il presidente del Municipio XII, Paolo Pollak, convoca una conferenza stampa per capire cosa deve ancora accadere per «liberare il monumento». Della storia, però, questo è solo l'atto più recente. Andiamo per ordine. I lavori all'obelisco hanno inizio il 12 dicembre 2002. Durata prevista: un anno. Diciassette mesi dopo, il risultato è sotto gli occhi di chiunque imbocchi la Colombo. I momenti cruciali della vicenda, però, hanno inizio il giorno in cui si prevedeva la fine del restauro: è il 27 gennaio 2004, infatti, quando il soprintendente Di Paola scrive sia al municipio XII sia all'ufficio Affissioni, per chiedere la proroga dei lavori e l'autorizzazione per una nuova pubblicità. La risposta arriva dal direttore dell'ufficio, Andreina Marinelli, un mese più tardi: il 3 marzo, quella richiesta viene respinta. Ventisette giorni dopo, Di Paola prende ancora carta e penna, e rinnova la richiesta: «Si tratta di lavori finalizzati alla tutela e alla sopravvivenza dell'opera scultorea. Durante i lavori di restauro - spiega, in sintesi, Di Paola - sono stati rinvenuti danni estesi sulle lastre. I lavori necessari non possono eseguirsi senza la pubblicità». Nella lettera, Di Paola prevede l'esecuzione dei lavori dal 1 aprile al 30 giugno, «o comunque, in caso di ritardo, dal primo giorno utile dopo l'autorizzazione». Che invita a far arrivare «in modo celere». Da allora, le uniche lettere arrivate sono quelle dei cittadini al presidente Pollak. Hanno titoli di poche parole, chiarissimi. «Ponteggi senza operai», «Liberate l'obelisco», «Lavori? No, solo pubblicità». Pollak, dal canto suo, vorrebbe «ridare l'obelisco a Roma», ma è costretto ad ammettere che «da tempo lì non ho la fortuna di incontrare...».