NAPOLI. «Personale ridotto all'osso e fondi sempre pi scarsi se continua così i musei partenopei rischiano cli chiudere per sempre». L'allarme è stato lanciato dal Soprintendente al polo museale Nicola Spinosa che non usa mezzi termini e chiarisce che la situazione in Città «critica». E tornato da Istanbul e vorrebbe astenersi dalle polemiche di questi roventi giorni d'agosto, ma poi non ce la fa a trattenersi «Oramai a Napoli siamo alla frutta. Il vero problema è in ogni altra città d'Europa ci sono servizi funzionanti, mentre qui, in estate, manca tutto, la città è deserta». Si infuria Spinosa nel sentir parlare di musei semichiusi e passa in rassegna tutti i mali cittadini. I musei sono a mezzo servizio come mai? «Il primo problema è che non abbiamo personale. In un anno è andato in pensione il 50 dei custodi, ma mancano i fondi e non sono state fatte nuove assunzioni. Poi a Napoli tutto diventa peggio perché non abbiamo finanziamenti dalle banche come a Firenze o a Siena». La situazione è drammatica, le colpe di chi sono? «I beni culturali in Campania sono l'unica risorsa valida quindi è opportuno e doveroso che gli in vestimenti trovino maggiore responsabilità politica ed arnmimstrativa in una regione che non ha risorse. Invece, quello dei beni culturali è la cenerentola dei ministeri». Quali sono le strutture più colpite? «Capodimonte ma non solo, anche Palazzo Reale. Le strutture sono tenute in modo sciatto con custodi che leggono il giornale invece di lavorare. Se fossi un turista a Capodimonte non andrei. E' uno dei musei più belli, ma il degrado fuori è terribile. Non ci sono negozi, ma regnano incontrastati bulli, spacciatori e cani randagi. Stesso discorso a San Martino di notte fa paura. Poi ci sono strutture come il Madre che per restare aperti è stato costretto ad organizzare serate da discoteca». Cosa fanno le istituzioni locali per tutelare i musei cittadini? «Le casse di Palazzo San Giacomo languono e se la crisi continua i musei partenopei saranno costretti alla chiusura. Serve un movimento politico che prenda a cuore questi problemi. Le difficoltà di questa città emergono in modo drammatico. Capodimonte ha soltanto cento visitatori al giorno perché è mal collegato. L'ssessore comunale, Oddati si occupa del Pan ma non c'è alcuna progettualità, sembra un albergo ad ore. E lui si deve occupare anche del Forum delle culture? A Napoli serve un politico che coinvolga intorno a se persone che lavorino nel mondo della cultura». Come vede l'impegno politico di Sgarbi come assessore alla cultura in Campania? «Sono d'accordo con Sgarbi quando parla di investimenti sui beni culturali, anche se la questione chiama a responsabilità chi ha la gestione delle risorse cittadine. I musei servono se la città funziona, cosa che a Napoli non accade». Cosa manca, dunque, in città? «E' il contesto territoriale che va adeguato alla presenza. Ci lamentiamo che sono chiusi ma la città è tutta chiusa e mancano servizi. Dobbiamo investire sul patrimonio culturale, sulle aree archeologiche e sui musei, ma come fare se tutto intorno è un deserto. L'assessore Valente afferma il contrario, ma forse non vive in città».