NUOVO scandalo, a Londra, nell'affaire dell arte rubata , i predatori che piazzavano nei maggiori musei e raccolte del mondo le antichità scavate di frodo in Italia, con modi e metodi di un'autentica industria, almeno dal 1970 fino quasi ai giorni nostri: una dozzina di esperti italiani ne hanno individuate oltre un migliaio tra gli oggetti già di Robin Symes, per decenni il massimo mercante al mondo ed ormai fallito; ma nè la Gran Bretagna, nè i curatori della bancarotta accettano di restituirli. Anzi, questi ultimi vorrebbero perfino che il nostro Paese li acquistasse: cioè pagasse per riavere quanto è stato illecitamente scavato ed esportato. E tra gli oggetti identificati dagli esperti italiani, molti comparivano già, freschi di scavo, nelle foto sequestratea due dei massimi mediatori: nei depositi al Porto Franco di Ginevra di Giacomo Medici (condannato da poco, in appello, a otto anni), e di Gianfranco Becchina a Basilea (a suo carico, a Roma, si sta svolgendo l'udienza preliminare, davanti al Gup Guglielmo Muntoni). Nelle analisi degli archeologi italiani si susseguono le anfore artiche a figure rosse o nere, le Kylix, i marmi, le terrecotte etrusche, i rilievi romani, le placche etrusche in bronzo, i tripodi villanoviani; reperti che derivano da Cerveteri, Cuma, Vulci: insomma, tutto il possibile scibile dell arte rubata, con oggetti anche di notevole valore e grandissima importanza. Foto e perizie su questi reperti derivano da un accordo, rimasto segreto finché ad ottobre scorso Il Messaggero non l'ha svelato, voluto dai curatori fallimentari di Symes: la legge inglese proibisce loro di vendere materiali falsi, quindi gli serviva un'expertise. L'hanno chiesta all'Avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli, autore di molte trattative che hanno permesso il ritorno in Italia di parecchi capolavori rubati al nostro sottosuolo; Fiorilli ha formato una commissione, con archeologi come Jeannette Papadopoulo, il soprintendente di Roma Angelo Bottini, Lucilla de Lachenal, Maria Antonietta Rizzo. Costoro hanno esaminato una miriade di oggetti; e concluso che un migliaio di essi, certamente di origine italiana, mancano di ogni permesso d'esportazione. Scavati, quindi, di frodo. Ma gli inglesi non intendono restituirli: Londra non ha accolto due rogatorie del Pm Paolo Ferri, i curatori pretendono addirittura che l'Italia paghi e li acquisti. E' l'ultimo colpo di teatro nella storia di Symes, per le cui mani sono passati la Venere di Morgantina (il Getty la restituirà nel 2010), il trapezophoros (stupendo sostegno di tavola rituale, con due grfoni che sbranano una cena, proveniente da Ascoli Satriano), un Vaso di Eufronio, ed ha dovuto restituire, per esempio, il Volto d'avorio. Secondo la giustizia inglese, tra Londra, New York e la Svizzera, possedeva 33 magazzini con 17 mila reperti, valutati 125 milioni di sterline, 160 di euro; godeva di fidi in banca per almeno 17 milioni di dollari; la casa di Chelsea, dove viveva con l'amico Christo Michaelides, aveva una piscina sotterranea ed era arredata con mobili deco di Eileen Gray, poi ceduti per l4 milioni di dollari a Parigi. Non guidava: due Bentley con autista. Una vita sulla cresta dell'onda, sempre con Christo, tra Gstaad, le Bahamas, Montreaux, una immensa villa sull'isola greca di Schinoussa, Londra e New York, anche per le vendite annuali: nel 1999, propone 152 oggetti, per un valore di 42 milioni di dollari. La stella comincia a cadere proprio quell'anno: a luglio, a Temi, se ne va Christo, per un incidente. La sorella ottiene, come erede, metà dei beni dei due. Revocati i finanziamenti in banca. Symes finisce sotto processo; viola un ordine del giudice; finisce in galera, e subito dopo in bancarotta. Adesso, per i suoi bronzetti nuragici, le corone d'oro della Magna Grecia, le coppe d'argento, le anfore attichc, i vasi dei pittori di Kleofrades, di Berlino, di Douris, le hydriae ceretarìe, i frammenti di Eufronio e Onesimos, non tornano in Italia (anche se molti erano già nelle foto dei due massimi trafficanti), perfino in barba ai precetti dell'Uesco. L'avvocato Fiorilli è tenuto al riserbo; per quando la notizia dell'expertise è divenuta pubblica, il Pm Ferri l'ha interrogato. Ma per le autorità inglesi, queste prove non sono ancora sufficienti. Per la prima volta, tra i due Paesi, si apre un contenzioso del genere: difficile e delicato. Perfino paradossale: i curatori (e le autorità di Londra finora non lo impediscono) vogliono mettere all'asta reperti di frodo, tuttavia muniti del bollino blu fornito da archeologi (pubblici) italiani, per rimborsare i debiti di Symes; tra i primi, sembra, perfino quelli con il fisco.