«Pubblicità sul Pantheon? Dico ancora sì» Polemiche su sponsor e monumenti, parla il sovrintendente Di Paola: la città sarà più bella Difende la pubblicità sui monumenti, perfino sul Pantheon, «pur di non mandarli in rovina» e si dichiara soddisfatto del nuovo incarico di direttore generale in Abruzzo Roberto Di Paola, il sovrintendente ai Beni ambientali e architettonici di Roma, che dovrà lasciare dopo tre anni di lavoro, parla della sua attività e, di quanto è riuscito a fare nella Capitale. I rapporti con l'amministrazione capitolina? «Il sindaco mi ha sempre dato atto di lealtà». Interviene sull'Ara Pacis, ritenendo giusta e di sua competenza «non di quella archeologica», la scelta di aver chiesto gli scavi per il Porto di Ripetta «prima di abbandonarlo sotto la scalea di Richard Meier», e parla soprattutto della discussa pubblicità sui monumenti: «II Pantheon è affidato a questa sovrintendenza, agisco nell'interesse del bene che devo tutelare». E intanto sono finiti i restauri della Casina Valadier al Pincio, che riaprirà il 16 giugno. II sovrintendente appena promosso (e trasferito in Abruzzo) rimpiange solo di non poter ultimare le opere avviate. «Con i soldi della pubblicità Roma sarà più bella» Di Paola parla dei suoi anni nella Capitale: sull'Ara Pacis ho ragione io, il Pantheon è di mia competenza Lilli Garrone Difende la pubblicità sui monumenti, anche sul Pantheon, «pur di non mandarli in rovina», ed è soddisfatto del nuovo incarico di direttore generale in Abruzzo. Roberto Di Paola, nel suo ufficio al San Michele, con la bella vista sul lungotevere e l'Aventino, pensa a quanto si dissero Benedetto Croce e Ugo Ojetti: «II dibattito è sempre un arricchimento, non un impoverimento». Cosa pensa del nuovo incarico? Non pensa di essere stato allontanato? «I miei sentimenti sono di soddisfazione per aver avuto una promozione a direttore generale. Se fosse stata anche Roma tra le sovrintendenze che hanno un posto di dirigente generale, sarei stato lieto ed onorato di continuare un lavoro esaltante, pur se estremamente faticoso». Le dispiace lasciare Roma dopo tre anni? «Sono rammaricato del fatto di non avere la possibilità di concludere le decine di iniziative intraprese, che danno un quadro della mia attività di cui sono orgoglioso. Sono stati iniziati progetti importanti nel riordino dei Musei statali romani, stanno per iniziare i lavori a Palazzo Barberini, sono stati avviati altri musei, come via Tasso e quello dello Sport. Ma penso soprattutto al riordino degli uffici e delle attività della sovrintendenza». Che situazione ha trovato quando è arrivato? «Ormai la mia specialità è restaurare tutto, uffici compresi. E credo di aver fatto un buon lavoro, perché la sovrintendenza si è ampliata, anche senza nuovi fondi». Come ha fatto? «Riciclando molte cose, con grande spirito di adattamento». Come sono i suoi rapporti con l'amministrazione capitolina? «Ottimi. Il sindaco mi ha sempre dato atto di una leale e corretta cooperazione». È stato così anche per l'Ara Pacis? «La mia linea è stata chiarissima fin dall'inizio: tutto quello già appaltato non poteva essere rimesso in discussione. Sulla parte ancora da appaltare, invece, ho sempre sostenuto che la priorità era conoscere meglio gli elementi delle scelte che si andavano a fare. E in pieno accordo con il presidente della Commissione Interministeriale, Leonardo Benevolo, ho ritenuto che si dovesse conoscere lo stato di conservazione dei resti del Porto di Ripetta, di competenza di questa sovrintendenza, perché datati 1736, invece di abbandonarli sotto la nuova scalea di Richard Meier. Una decisione presa invece dalla sovrintendenza archeologica, non competente nel merito». Ma le prove di scavo sono state fatte. «Iniziate e poi sospese in seguito all'intervento del mio collega Adriano La Regina. Ma penso che saranno terminate perché il Porto di Ripetta è vincolato» I rapporti con i suoi colleghi? «Eccellenti». Eppure con La Regina vidivide la pubblicità sui monumenti: il sovrintendete archeologico ha detto che denuncerà alla Procura quella sul Pantheon. «Non mi risulta che La Regina abbia scritto alla Procura sul Pantheon, che è un monumento in consegna a questa sovrintendenza. Ed esiste il principio della "rilevanza", per cui è il sovrintendente al quale è affidato che agisce nell'interesse del bene». Quindi lei sul Pantheon la metterebbe? «Ho firmato un accordo con Italia Nostra che prevede l'uso delle risorse derivanti dalla pubblicità anche per il Pantheon». Perché? «Bisogna decidere fra il far rovinare i monumenti o accettare questo che è un criterio di cui si servono ampiamente i privati, viene usato anche per le Chiese e per fare più bella la città». Quindi sì alla pubblicità sui monumenti? «Una sua applicazione corretta non può che essere accettata nell'interesse della conservazione del patrimonio culturale. E ritengo anche che nei casi di edifici pubblici o istituzionali, ci deve essere una procedura diversa da quella dei privati: più semplice, che consenta di fare con velocità i restauri».
roma - Polemiche su sponsor e monumenti, parla il sovrintendente Di Paola
Il sovrintendente ai Beni ambientali e architettonici di Roma, Roberto Di Paola, difende la pubblicità sui monumenti, anche sul Pantheon, affermando che è necessaria per non farli rovinare. Ha lavorato a Roma per tre anni e lascia per diventare direttore generale in Abruzzo. Ha parlato di rapporti con l'amministrazione capitolina, che ha sempre dato atto di lealtà, e di iniziative come il riordino dei Musei statali romani e il riavvio dei restauri della Casina Valadier al Pincio.
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