Pressing del Colle sul programma del 150mo. Berlusconi: grandi eventi, no a sprechi Alemanno: una Roma ladrona esiste, è quella dei ministeri e della burocrazia ROMA - Giorgio Napolitano è molto preoccupato in vista delle celebrazioni del 150mo anniversario dellUnità dItalia. Vede i tempi farsi «molto stretti» e chiede al governo di chiarire «intendimenti e programmi in vista del nostro anniversario». Un richiamo a cui il Carroccio reagisce gelidamente e che, dopo le polemiche sui dialetti nelle scuole e gli attacchi allInno di Mameli assume un sapore particolare. Anche se il capo dello Stato non vuole intervenire sulle questioni aperte dalla Lega, ma ammette che ci «sta riflettendo». Il presidente della Repubblica esprime i suoi timori per i ritardi sul calendario delle celebrazioni in una conversazione con La Stampa, dopo aver ricordato di avere già inviato una lettera riservata a Palazzo Chigi e una pubblica al Comitato di Torino per le celebrazioni. Una missiva in cui Napolitano elogiava il Comitato per il lavoro svolto e si rammaricava «per le altre iniziative delle istituzioni regionali, locali e soprattutto nazionali che ancora non si riescono a definire». Adesso il presidente della Repubblica fa sapere che nulla è cambiato e aspetta di vedere cosa proporrà il ministro Bondi al prossimo Consiglio dei ministri. «Magari interverrò allora - dice Napolitano - sulla base di quello che verrà o non verrà fuori». Nel frattempo il capo dello Stato sfoglia il calendario e non può non constatare che i tempi stringono e che ormai il 2009 sta per finire e che dunque «occorrerà fare tutto nel 2010 perché gli eventi possano avere regolarmente luogo lanno dopo». Parole che hanno sollevato unondata di commenti favorevoli. A destra come a sinistra. Con la solita eccezione della Lega. Mario Borghezio ammonisce che «bisogna dare un grande esempio: non spendere nemmeno un centesimo». Anche Roberto Cota, capogruppo a Montecitorio si preoccupa dei costi. «Vanno evitate - dice - le celebrazioni elefantiache, le spese inutili e frammentate in mille rivoli». «Sulle celebrazioni cè da fare una valutazione attenta in un momento di crisi così grave», aggiunge il ministro Roberto Calderoli. «La Lega - replica il viceministro Adolfo Urso - non può certo ergersi a paladina del rigore quando le conviene». Silvio Berlusconi intanto, rimasto a Villa San Martino ad Arcore, avrebbe affrontato parlato del problema, ribadendo, come disse a luglio, che «questo è il momento di stringere i cordoni della borsa». Al prossimo Cdm sarà presentato un programma "leggero" e come auspicato dal premier e si punterà molto sulla tv per ricordare lavvenimento. Così, in un maggioranza divisa si schierano apertamente con il Quirinale i ministri La Russa e Matteoli, Rotondi e Scajola. E contro Bossi si scaglia il sindaco di Roma Gianni Alemanno: «Una Roma ladrona esiste, nei ministeri e nella burocrazia e contro di lei il popolo di Roma è in prima fila». Un popolo, aggiunge, che «dà al fisco più di quanto riceve perciò laccusa della Lega non ha senso».