L'area archeologica dell'Accesa tra rifiuti abbandonati e proteste dei visitatori. I turisti si lamentano: "Pessima situazione riscontrata nel sito" Benvenuti I bidoni dell'immondizia stracolmi e con molte vespe che "banchettano" Ancora una segnalazione sul degrado che rischia di macchiare la Maremma. Stavolta si parla di uno scavo archeologico. Qualcuno lo ha definito il "petrolio della maremma", ovvero quel patrimonio storico, culturale, archeologico, presente nella provincia di Grosseto. Purtroppo talvolta però il petrolio viene trasformato anche in spazzatura. Il caso segnalato da una turista di Perugia, che da anni va in vacanza a Scarlino, col marito, ingegnere nucleare e due figli, è uno fra questi. Mare e spiaggia al mattino e pomeriggio visite nei siti storico-archeologici del grossetano. "Siamo rimasti esterrefatti - dice sgomenta la signora Rosella, - nel vedere lo stato di abbandono e di degrado in cui è ridotto il 'parco tematico della Civiltà Etrusca' dell'Accesa, nel comune di Massa Marittima. Ci angoscia assistere che una così importante testimonianza e per lo più rara, trattandosi di una 'città dei vivi', anziché della solita necropoli, venga completamente ignorata dalle istituzioni, preposte al suo normale e semplice mantenimento. Evidentemente ci troviamo di fronte - rincara la signora Rosella - a degli amministratori pubblici che non capiscono il significato di siti del genere, sia dal punto di vista culturale, ma anche economico, essendo la zona un vero potenziale di richiamo turistico". La situazione degli scavi è quella descritta dalla turista umbra. Cartelli completamente disintegrati, dalle intemperie e dal trascorrere del tempo. Una ventina di cartelli che resta sono dislocati qua e là e posizionati alla meno peggio. Staccionate divelte, ma soprattutto nessuna protezione per i lastricati riportati alla luce. Altra chicca all'ingresso del sito: tre cassonetti della immondizia stracolmi, con le borsine di plastica per terra e un branco di vespe ronzanti a fare banchetto. Poi il cartellone principale che annuncia il sito: arrugginito e imbrattato alla peggio con della vernice vergata a pennello, per cancellare alcune "voci", che evidentemente non interessavano più. Un altro cartello, posizionato all'inizio della stradina sterrata, elenca gli Enti che hanno collaborato agli scavi e che dovrebbero sovrintendere alla mantenimento. Un fatto è certo. Qualcuno sarà pur responsabile. Altra falsità stampata nel cartello. Il tempo di percorrenza. Due ore e trenta, c'è scritto. Ma nel vedere come è ridotto il sito, forse cinque minuti bastano e avanzano per "ammirare" uno scavo archeologico che potrebbe essere "petrolio" e che invece rischia di diventare immondizia Claudio Ramazzotti