Ritrovate da una nave oceanografica a duecento metri di profondità Ora, tangibile, cè la prova: altri due relitti carichi di anfore sono stati individuati a poco meno di duecento metri di profondità, nelle acque antistanti Panarea. Relitti praticamente intatti, vista lubicazione degli stessi e quindi difficilmente raggiungibili. Una scoperta possibile tramite lutilizzo dellecoscandaglio, posizionato a bordo duna nave oceanografica, impiegata proprio per quelle ricerche. E a comprovare la presenza di quelle navi, risalenti forse al III e II secolo a. C., esistono delle foto nelle quali sono evidenti i contorni dei natanti e i loro carichi quasi completamente sommersi dalla sabbia. I responsabili della ricerca non hanno specificato la latitudine e longitudine delle navi, proprio per evitare che tombaroli marini, anche muniti di batiscafo, facciano scempio di quelle anfore, così come, tristemente, le cronache hanno raccontato dalle Eolie. Tra qualche mese, comunque, sarà avviato un progetto di recupero coordinato dalla Soprintendenza del mare di Palermo, diretta dallarcheologo Sebastiano Tusa. Operazione complessa e delicata alla quale lassessore regionale ai Beni culturali, onorevole Lino Leanza, «offre piena disponibilità, consapevole che quei tesori - sostiene lassessore - debbono essere restituiti al loro splendore e ammirati da tutti nel museo di Lipari». E in effetti nei fondali di Panarea è stata scoperto un vero tesoro, composto, con gli altri relitti simili individuati negli anni scorsi nei mari eoliani, da almeno 4-5 mila anfore. Insomma, ancora una volta attorno a queste isole è evidente un cimitero di navi, naufragate con i loro carichi, quasi sempre per collisione con scogli o spezzati da possenti onde. Basti pensare che, certificati e fotografati, nei fondali dellarcipelago tra i 25 e i 70 metri, dormono undici relitti, romani o greci, alcuni dei quali assolutamente intatti. Non solo: tracce evidenti di un glorioso passato legato alla marineria eoliana sono state scoperte anche ad appena sette metri di profondità e ad un solo metro dalla battigia. È il caso del porto, risalente alletà romano-imperiale, trovato a Lipari lanno scorso in località Sottomonastero, composto da mura di cinta, templi, e pavimentazione, sopra il quale una società privata vorrebbe realizzare un megaporto turistico privato, per la spesa di oltre 100 milioni di euro.
PALERMO - le anfore di Panarea, tesoro sconosciuto
Nelle acque antistanti Panarea, duecento metri di profondità, sono stati individuati due relitti carichi di anfore, praticamente intatti. La scoperta è stata effettuata grazie all'utilizzo di un coscandaglio a bordo di una nave oceanografica. Le navi risalgono al III e II secolo a.C. e sono state fotografate con i contorni evidenti e i carichi quasi completamente sommersi dalla sabbia. La Soprintendenza del mare di Palermo ha annunciato un progetto di recupero coordinato per le anfore, che saranno restituite al loro splendore e ammirate nel museo di Lipari.
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