Giacciono in un magazzino, nel 2004 furono viste da 40mila persone Per alcuni sono pietracce brutte e senza valore, da tener nascoste. Per altri sono il simbolo della più colossale beffa mai realizzata al mondo. Per un numero ristretto di persone hanno dei barlumi d'arte concettuale, per via del panico in cui gettarono la critica più illustre smontandone alle radici tutte le certezze. Per tutti - volenti o nolenti - raccontano una pagina della storia livornese. In ogni caso quelle tre "finte" teste di Modigliani gettate nel Fosso Reale nell'estate del 1984 sono ancora incandescenti e se allora destarono un gran polverone in tutto il mondo dell'arte, ancora oggi - dopo 25 anni - continuano a far discutere. Perché? Il motivo è semplice. Si trovano tutte e tre (Modì 1 di Angelo Froglia, Modì 2 degli allora studenti universitari Michele Ghelarducci, Pierfrancesco Ferrucci e Pietro Luridiana e Modì 3 sempre del Froglia) dimenticate nei magazzini comunali dei Bottini dell'Olio, impolverate e sistemate sopra le scatole d'imballaggio usate nel '99 per spedirle a Lugano. Sono proprietà del Comune ma della loro sorte non si sa che farne. Molta gente si domanda se non sarebbe il caso di esporle in una sede pubblica, vista la curiosità destata nelle rare occasioni in cui sono state esposte. Dopo il clamore dell'84 infatti sono state riportate alla luce nel '99, quando andarono in prestito al Museo d'Arte Moderna di Lugano per una mostra su Modigliani. Inserite in una speciale sezione, erano accompagnate da una nota didascalica che raccontava della beffa di Livorno. Nel 2004 a Maurizio Mini e Massimo Seghetti dell'"Associazione lavoratori comunali" venne così in mente l'idea di riproporre a Livorno quelle teste uscite dal fango. Furono esposte alla Bottega del Caffé e la mostra ebbe un successo clamoroso quanto inaspettato. Le statue furono visitate in dieci giorni da circa 40.000 persone, anche se bisogna tener conto che c'era di mezzo Effetto Venezia. «Dovemmo aprire tutte le porte per smistare la gente - racconta Mini - In quell'occasione volevamo far vedere ai livornesi le famigerate teste dell'inganno, sdoganandole una volta per tutte. Dire: eccole, sono queste... Ora, incassiamo una volta per tutte la beffa e apriamo un dibattito più profondo sull'arte contemporanea. Ci sarebbe piaciuto che le statue o pietre, a seconda dei giudizi, trovassero una sede permanente in un luogo pubblico. Ma da allora non si sono più viste». E ora giacciono ai Bottini, ironia della sorte proprio vicino al gesso firmato Vitaliano De Angelis che ritrae il busto di Modì, quello che si trova in bronzo a Villa Fabbricotti. Mentre sulle altre tre teste scoperte nel '91 e contese dagli eredi di Saracino e Carboni ancora è giallo. Due sono in un armadio della Sovrintendenza di Pisa. Una è sparita nel nulla. E i critici (tranne Carlo Pepi che crede nell'originalità delle opere) tanto si erano affrettati sul dare un giudizio nell'84 quanto ora si guardano bene dal pronunciarsi. GIOVEDÌ, 20 AGOSTO 2009 Pagina 1 - Livorno I GALLERISTI Esporle in un museo? Ma quella non è arte LIVORNO. Teste sì o teste no? Galleristi, personaggi che ruotano intorno al mondo dell'arte e politici non parlano volentieri delle pietre trovate nel fosso. E arricciano il naso quando sentono che si potrebbe dedicare una via alle teste false, come proposto da Ettore Borzacchini. Ma non si slanciano troppo neppure sull'eventualità di esporre permanentemente in un luogo pubblico le tre pietre. «Per mia fortuna - dice il gallerista Roberto Peccolo - al momento della scoperta delle teste rimasi estraneo agli avvenimenti. Mi farebbe piacere che le cose restassero così, anche perché credo che Livorno abbia problemi ben più seri cui pensare. Dedicare uno spazio pubblico a quelle tre pietre mi sembrerebbe una cura palliativa per una città che vuole turisti e cultura ma poi chiude Villa Maria, lascia allo sfascio le Terme del Corallo e trasforma in parcheggio l'Odeon... A questo punto non mi stupirei se i livornesi volessero mettere al posto dei Quattro Mori le tre teste finte». Estremamente cauta anche Francesca Giampaolo, direttrice del Museo Fattori: «Se si facesse un Museo sulla storia della città, sui falsi o sulla satira livornese forse avrebbe un senso. Non vorrei si creasse confusione tra ciò che è arte e ciò che non lo è. Anche perché si rischia di tornare al vecchio clichè di Livorno città superficiale». Giorgio Guastalla, suocero di Cosimi, gallerista, esperto di Modì e direttore della casa natale di Modigliani - è contrarissimo all'esposizione pubblica delle pietre: «Si tratta di una pagina buia per l'arte contemporanea mondiale e mi sembra assurdo dare valore a delle pietre che valore non hanno. Sarebbe importante piuttosto dedicare a Villa Mimbelli una sala a Modì con l'aiuto di privati». L'eventualità di esporre le teste è invece vista come "occasione" dal gallerista Fabrizio Giraldi: «A patto però che sia costituita una commissione per studiare bene la questione, assai complessa, e decidere il luogo più adatto. Potrebbe essere un modo per dare il là ad una riflessione più vasta sull'arte e la critica contemporanea, gettandosi alle spalle il passato». (a.b.)
LIVORNO. Le teste di Modì dimenticate (colossale beffa)
Le tre teste false di Modigliani, create da Angelo Froglia, Michele Ghelarducci, Pierfrancesco Ferrucci e Pietro Luridiana, sono state scoperte nel 1984 nel Fosso Reale a Livorno. Furono poi riportate alla luce nel 1999 e esposte al Museo d'Arte Moderna di Lugano. Nel 2004, un gruppo di persone ha proposto di esporle nuovamente a Livorno, e la mostra è stata un successo, con oltre 40.000 visitatori. Tuttavia, le statue non sono state esposte permanentemente e sono state lasciate in un magazzino comunale. I critici e i galleristi non sono d'accordo sull'esposizione pubblica delle pietre, considerandole non arte.
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