Entro lanno il progetto esecutivo, da gennaio via ai tagli. Saranno sostituiti con cipressi e lecci, gli stessi di viale di Poggio Imperiale UN pezzo dei colli fiorentini cambia vegetazione e volto: spariranno i pini secolari dal viale Torricelli e saranno gradualmente sostituiti da cipressi e lecci. Il progetto, che dovrà essere approvato entro fine anno e concordato con la soprintendenza i monumenti, è reso urgente per motivi di sicurezza. «Qui pini sono senescenti, pericolosamente piegati e le loro radici invadono il manto stradale con il rischio di gravi incidenti» spiega Pietro Rubellini, dirigente del Verde pubblico, annunciando il graduale avvio dei lavori di sradicamento e reimpianto per il prossimo anno. Si prevede una nuova battaglia di comitati per gli alberi in città. Tra favorevoli al piano, come il docente di Architettura del paesaggio Biagio Guccione, e contrari - come lastrofisica Margherita Hack - allabbattimento di alberi secolari «monumentali come la cupola del Duomo». "Alcuni esemplari sono già ancorati con tiranti, le radici sollevano lasfalto e sono pericolosi" "Faremo una messa in opera per lotti allo scopo di non creare vuoti" Viale Evangelista Torricelli cambierà volto. Perderà gli ombrelli secolari dei grandi pini che costeggiano i due lati della strada che collega viale di Poggio Imperiale con Piazza Galileo e viale Machiavalli. «Le piante sono vetuste, in molti casi inclinate e piegate, altre già ancorate con dei tiranti. Il rischio è che si schiantino sulla strada. Inoltre le radici dei pini viaggiano in superficie ed hanno sollevato lasfalto in più punti, rendendo pericolosissimo il fondo stradale» annuncia Pietro Rubellini dirigente del Verde pubblico della direzione Ambiente di Palazzo Vecchio. Il progetto di restyling del viale è allo studio da tempo. Nei prossimi mesi si terrà una conferenza di servizi tra i tecnici del Verde pubblico e i responsabili della soprintendenza ai monumenti per approntare il progetto entro fine anno, prosegue Rubellini: «Il piano prevede il totale abbattimento dei pini domestici, oltre trenta tra un lato e laltro, e la loro sostituzione con cipressi e lecci, creando così continuità con gli stessi alberi già presenti sul Viale di Poggio Imperiale». I complessi lavori di abbattimento e sradicamento dei pini dovrebbero iniziare il prossimo anno: «Sarà unesecuzione complessa, che condurremo in modo graduale - precisa il dirigente - Andremo avanti per lotti, per non creare vuoti o buchi improvvisi che stravolgono la visione del viale». Di fatto sarà una rivoluzione in uno dei punti più caratteristici del colli fiorentini. Non solo per i lavori, di certo invasivi e complicati per sradicare le radici e le grandi alberature, ma anche per i mutamento di immagine e di veduta di un luogo monumentale della Firenze disegnata dal sistema di boulevard realizzato dallarchitetto Giuseppe Poggi nel 1865. I pini (Pinus pinea) di viale Evangelista Torricelli sono ormai unistituzione storica, lannuncio del loro abbattimento solleverà sicuramente contestazioni tra cittadini e abitanti. Cè da temere una sollevazione pubblica, come è già successo in passato per altri interventi isolati e di minore impatto, che hanno visto nascere comitati e inscenare manifestazioni di protesta. «Lo sappiamo bene - prosegue Rubellini - ma non cè scelta: la pericolosità di quelle piante è tale che rende il piano urgente e prioritario. Stiamo finendo il censimento di tutti gli alberi di Firenze. In tutto, comprese le Cascine, sono 80 mila piante in gran parte senescenti. Sono state esaminate con uno strumento idoneo, una sorta di ecografo che rileva il loro stato di salute. Almeno il 15 per cento di tutte le alberature presenti in città vanno sostituite perché malate o troppo vecchie». Alberi secolari, piantati appunto con il Piano Poggi, che - è caso di molti platani lungo i viali cittadini, ad esempio su viale Ariosto - sono stati tagliati e sostituiti con nuove piante della stessa specie. Per viale Torricelli invece si cambia: spariscono i pini domestici e al loro posto arrivano cipressi e lecci. Un cambiamento radicale e netto nel paesaggio della collina di Poggio Imperiale, immortalata ormai in tante e famose vedute di pittori dall800 ad oggi. «Quei pini hanno più di 100 anni e il pino domestico, proprio per il suo apparato radicale che corre in superficie, non è un albero adatto per i bordi di viali. Certo sono belli, sono piante ormai storiche, appartengono allimmagine di Firenze - spiega Giovanni Malin, dirigente del Verde Pubblico prima di Pietro Rubellini - Quello di viale Torricelli è un vecchio problema, già in passato lo abbiamo affrontato, intervenendo su alcune radici più pericolose e attrezzando dei tiranti che legassero alcuni pini fortemente inclinati tra loro, per evitare che, in caso di caduta, piombassero sulla strada e su chi vi transita. E un piano di sostituzione necessario e urgente, tra laltro molto costoso. Credo che un identico destino si prospetti per gli altri pini presenti in piazza Galileo». In questi anni lamministrazione comunale ha già effettuato molti interventi di sostituzioni di alberature tropo vecchie e malate. Ma finora la visuale del sistema del viale dei colli non era mai stata interessata ad un maquillage così drastico, che cancella anche se gradualmente una veduta e un pezzo di verde storicizzato dai grandi ombrelli dei pini, per ridisegnarlo completamente con cipressi e lecci. Margherita Hack, astrofisica fiorentina "Siete pazzi, quelli sono monumenti come la Cupola" «O che sono impazziti? Tagliare i pini di viale Torricelli!. « sbotta, più scandalizzata che meravigliata, lastrofisica fiorentina Margherita Hack. Sono piante vetuste, ormai molto inclinate, le radici invadono il fonde stradale e «Non sene parla neppure. Sarebbe un atto delinquenziale. Quei pini erano già secolari quando io a 5 anni vivevo in viale Ximenes, lì accanto. E ora ho 87 anni, sono quasi secolare io, figuriamoci. Li ho sempre visti così, piegati e vecchi. E sono ancora lì. Sono un monumento, altrettanto importanti come la cupola di Brunelleschi». E un provvedimento dovuto a motivi di sicurezza. «Trovino una soluzione, ma non li tocchino. Sarebbe davvero vergognoso cancellare la loro presenza così familiare a tanti. Non capisco come si possano buttar giù alberi secolari. E se le radici sono pericolose per chi transita, si può alzare il livello dellasfalto sulla strada, e mettere più terra ai lati degli alberi per proteggerli». Pare che abbiano già tentato, invano, soluzioni alternative. «Insomma prima di abbattere, si possono fare tante cose. Ci pensino ed escogitino qualcosa. E come per noi: prima ci lasciavano morire, ora ci curano e si vive più a lungo». (m.a.) Biagio Guccione è docente di architettura del paesaggio a Firenze "Piante vecchie, è inevitabile ma dovevamo pensarci prima" «Sono favorevole, il piano di sostituzione di quei pini e di tutte le alberature troppo vecchie, doveva essere stato già affrontato e risolto molto tempo fa». E il parere di Biagio Guccione, docente di architettura del paesaggio allAteneo fiorentino, dove dirige anche il Master in paeseggistica. Favorevole anche alla sostituzione dei pini con lecci e cipressi? «Sì, vanno bene. Sono alberi che appartengono allo stesso paesaggio. Generalmente sono contrario ai cambiamenti, la gente si affeziona a certe vedute. Ma in questo caso lecci e cipressi sono altrettanto familiari. Il pino, introdotto a cavallo del '900, è più esotico». Un piano di sostituzioni di vecchi alberature che secondo lei arriva troppo tardi. «Già, con costi esorbitanti. Fare gli scassi per sradicare i pini, comporta un lavoro molto dispendioso. E visto che il problema del verde pubblico, è sempre legato alla carenza di soldi, se lamministrazione lo faceva prima spendeva meno». Le analisi registrano che su 80 mila alberi in città, il 15 è da sostituire. «Credo siano molti di più. Le alberature del Piano Poggi sono ormai secolari. Non a caso sono sempre più frequenti i casi di pericolosi crolli di platani e altre piante, ormai malate e vetuste». (m.a.)
la Repubblica
20 Agosto 2009
FIRENZE - Addio ai pini del Poggi. Inclinati e pericolosi, in viale Torricelli saranno tutti abbattuti
MA
Mara Amorevoli
la Repubblica
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Bene culturale
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