Livorno. Non partono neppure le opere già autorizzate dal Comune Ottanta concessioni edilizie rilasciate dal Comune nel 2008 e nel 2009 non sono state ritirate: un segnale inequivocabile della crisi che strangola l'edilizia. I costruttori non hanno i soldi per avviare i cantieri e rimandano il ritiro delle licenze, e il conseguente versamento degli oneri, a tempi migliori. Il presidente dell'associazione piccoli proprietari lancia l'allarme: le banche hanno tolto il credito alle imprese di costruzioni che sono finite nelle mani degli strozzini. Edilizia ferma, 80 licenze non ritirate Non ci sono soldi per costruire, le concessioni rilasciate restano nel cassetto LIVORNO. Si aspettano mesi per avere una concessione edilizia, talvolta anni. Ma quando arriva l'agognato rilascio la licenza sempre più spesso non viene ritirata, complice la crisi del mercato immobiliare che scoraggia l'edilizia. Un'ottantina di concessioni edilizie rilasciate nel 2008 e nel 2009 giacciono all'ufficio edilizia privata del Comune in attesa di essere ritirate. Quattordici sono già scadute, dodici lo saranno entro fine anno. E' questa la spia di un fenomeno che comincia a preoccupare Palazzo Civico. Al momento del ritiro della concessione, infatti, il costruttore deve versare gli oneri (di urbanizzazione primaria, di urbanizzazione secondaria e di costruzione), una voce fondamentale del bilancio comunale: si pensi che nel preventivo 2009 si è messo a bilancio 8 milioni di entrate. Al momento mancano all'appello 300mila euro di oneri relativi alle licenze del 2008 e circa 2 milioni per quelle del 2009, compensati però dal versamento degli oneri per interventi autorizzati nei precedenti anni (Porta a Mare). Il bilancio è inoltre tenuto in equilibrio dai versamenti delle denunce di inizio attività (ben 3900 lo scorso anno). Il mancato ritiro delle licenze edilizie è un fenomeno fisiologico che però si è accentuato con il manifestarsi della crisi del mattone. Nel 2008 il Comune ha rilasciato 267 concessioni: di queste 26 non sono state ancora ritirate. 14 sono scadute, essendo trascorso più di un anno dalla data di rilascio e 12 lo saranno nei prossimi mesi. Fra le pratiche inevase quella relativa a un intervento edilizio per 14 alloggi in centro da 160 mila euro di oneri. Nel 2009, fino a oggi, le concessioni edilizie rilasciate dal Comune sono state 160. Fra quelle non ritirate, che sono 55, ci sono anche interventi importanti: una pratica da 500mila euro di oneri, una da 400mila euro, una da 120mila euro. Complessivamente - secondo i calcoli fatti dall'ufficio edilizia privata - non sono state ritirate concessioni per un ammontare di 2 milioni di euro. Restano inoltre da versare 300mila euro di oneri relativi al 2008. Non si ritira la concessione perchè non si riesce a vendere il terreno o gli alloggi sulla carta o perchè non arriva il mutuo bancario. Ma anche, come spiegano all'ufficio edilizia privata, «per un semplice problema di soldi». I costruttori non hanno le risorse per avviare l'intervento o per versare gli oneri (che, pure, possono essere rateizzati in quattro tranches). Il Comune tiene sotto controllo la situazione, auspicando che con il nuovo regolamento edilizio - in vigore a settembre - si sblocchino anche le pratiche giacenti. (c.m.) «Imprenditori in mano agli strozzini» I piccoli proprietari: le banche latitano e si ricorre al credito parallelo Ci sono 7-8 imprese che sono dovute ricorrere agli usurai per non chiudere il cantiere Una situazione allarmante LIVORNO. «Non si ritirano le concessioni, è vero. Ma c'è una ragione: è che le banche non sostengono più l'edilizia e dunque gli imprenditori non hanno la possibilità di realizzare gli interventi. Per accedere al credito devono ricorrere agli strozzini». Sirio Grassi, architetto, presidente dell'associazione dei piccoli proprietari immobiliari, non difetta di franchezza. «La situazione è allarmante, l'ho detto anche al sindaco. Ci sono sette-otto imprenditori edili della nostra città che, pur di non chiudere il cantiere, non avendo più il supporto delle banche, sono finiti nelle mani degli usurai e ora, per fronteggiare interessi del 50-60 per cento, stanno svendendo tutto». Il mercato dell'edilizia è depresso da un doppio elemento. All'eccesso di offerta di alloggi si aggiunge l'effetto della stretta creditizia. Le banche non finanziano, oppure lo fanno dopo istruttorie lunghe e complicate, nè chi vuole comprare la casa nè chi vuole costruirla. Con la conseguenza che si ricorre al credito «parallelo». «In base alla nostra esperienza - riprende Grassi - le banche non dicono no subito, ma avviano un'istruttoria complicatissima. Se però l'imprenditore ha bisogno velocemente di credito per far fronte ai propri impegni, deve rivolgersi ad altri soggetti. Sono preoccupato perchè sta tornando l'usura». Una piaga che si sta mangiando capitale e immobili delle imprese. «I tassi di interesse degli usurai sono impossibili, per cui prima o poi l'imprenditore deve svendere per realizzare. E sono tassi parametrati sulle esigenze del soggetto da finanziare: se il bisogno di liquidi è urgente si può arrivare al 50-60 in pochi mesi». Con la crisi del mattone l'atteggiamento delle banche è cambiato radicalmente. «Prima le banche davano il mutuo di cantiere, si facevano gli stati di avanzamento e quindici giorni dopo c'erano i soldi. Oggi avere credito è diventato quasi impossibile». La conseguenza inevitabile è che molte imprese edili hanno chiuso o sono sul punto di farlo. «In tribunale prima i decreti ingiuntivi erano soprattutto contro i piccoli proprietari, ora riguardano perlopiù imprenditori. E ci sono già cantieri sotto pignoramento». Non c'è da stupirsi se in giro c'è poca o nessuna voglia di costruire. «Anche un nostro associato ha fermato l'investimento: la concessione per 14 alloggi è stata rilasciata a gennaio e lui non l'ha ritirata». (c.m.) «Ma qualcosa si muove» Ricci (Confindustria): gli istituti locali hanno aperto linee di finanziamento, non però le grandi banche Segnali negativi dal mercato: tengono solo le ristrutturazioni LIVORNO. «La situazione non è facile. Riscontriamo ancora grosse difficoltà nell'accesso al credito per operazioni sul medio periodo. Sul breve termine le banche locali ci sono venute incontro e abbiamo registrato diverse aperture di credito. Non però i grandi gruppi nazionali». Alberto Ricci, imprenditore edile e vicepresidente di Confindustria Livorno, conferma che il rapporto con le banche è ancora problematico nonostante gli sforzi messi in campo dalle associazioni di categoria e da singoli istituti di credito. «Tramite il nostro ufficio credito monitoriamo la situazione. Negli ultimi mesi abbiamo intravisto qualche segnale positivo: molti istituti locali hanno aperto linee a breve, non però le grandi banche». «Il mercato immobiliare è statico - dice Ricci - tengono solo le ristrutturazioni, grazie alla conferma della detrazione del 36, e qualche segnale di vivacità permane sul commerciale, ma le operazioni residenziali sono ferme. Inoltre sono drasticamente calati gli appalti e le forniture pubbliche». Ricci non è a conoscenza di casi di usura. «Mi sentirei di escluderlo per le imprese più strutturate. Quanto ai piccoli imprenditori, magari monocliente, che si ritrovano in condizioni di difficoltà, non escludo che possano ricorrere a forme di credito parallelo. Per questo è importante che le banche continuino a dare fiducia alle imprese del settore». (c.m.)
Il Tirreno
19 Agosto 2009
LIVORNO. Ottanta licenze non ritirate. Edilizia in crisi, mancano i soldi per costruire
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