La soluzione? Cura costante. Ma la manutenzione è onerosa e non dà visibilità Va subito ripreso l'intervento di ripulitura del paramento sempre più infestato dagli arbusti Deve essere un destino comune quello dei simboli della città che non sembrano troppo considerati e - più concretamente - sfruttati come rirorsa dai lucchesi. Il solo nome Giacomo Puccini porta turisti e appassionati da tutto il mondo, ma ancora la città non è in grado di riaprire la sua casa museo né di allestire circuiti culturali coordinati e tanto meno rassegne musicali di alto livello in pianta stabile. Lo stesso contributo (appena 30mila euro) messo dal Comune a disposizione della Fondazione Puccini parla chiaro, soprattutto se messo in relazione con i pingui stanziamenti di Palazzo Orsetti per ripianare il bilancio del Giglio o sostenere il Summer Festival realizzato da privati. Non diversa appare la situazione per le Mura, il monumento per cui Lucca è famosa nel mondo. Non si trovano i soldi per restaurare l'ex casa del Boia e l'ex canile e, tanto meno, per la manutenzione ordinaria e la sorveglianza. L'Opera delle Mura, che dispone di organici sull'osso, fa miracoli per tenere l'Orto Botanico e fare i lavori possibili, ma certo non dispone né di personale, né di mezzi, né di fondi sufficienti per curare a dovere l'anello alberato. Aiuti rilevanti non arrivano nemmeno da istituzioni solitamente molto attente alla cura dei beni culturali, come le fondazioni bancarie, alle quali peraltro non risultano richiesti finanziamenti per gli interventi di cui parliamo. Un quadro che era stato tracciato anche dall'associazione Italia Nostra che, nel mese di maggio, aveva presentato un documento sulla manutenzione e la sicurezza del monumento. Rimasto lettera morta. «Non vedo un grande futuro per le Mura - dice il presidente di Italia Nostra, architetto Roberto Mannocci - se non si afferma una solida cultura della manutenzione ordinaria. È l'unica cosa che è possibile e assolutamente indispensabile fare per arrestare il degrado, ma richiede forti investimenti a fronte di scarsa visibilità. Ma è indiscutibile la necessità di una cura giornaliera. Faccio un esempio: inutile parlare di sicurezza e di protezioni per evitare cadute dai parapetti, se non si provvede a risistemare la terra caduta verso il marciapiede interno, che rappresenta una comoda rampa di accesso per grandi e piccini». Le sembra che la tutela del monumento simbolo della città sia una priorità per gli amministratori? «A giudicare da come si affronta, anzi non si affronta, la questione del ruolo dell'Opera non mi pare di vedere la necessaria attenzione. È assurdo che l'istituzione rimanga commissariata a oltre due anni dall'inizio del nuovo mandato. Se la giunta ritiene che l'Opera debba funzionare, deve procedere alla nomina di un presidente e di un consiglio di amministrazione fatti di persone competenti, che possano contare su un budget adeguato per agire». L'importanza del monumento era stata riscoperta all'inizio degli anni Novanta, con una straordinaria partecipazione popolare. I lucchesi si erano addirittura armati di tagliaerba e altri attrezzi per ripulire l'anello alberato. «All'epoca ero consigliere comunale e, sia pure in una situazione di crisi dell'ente, si riuscì almeno a fare l'accordo con la Regione per mettere a disposizione 300 milioni di lire all'anno per sostituire i platani malati e fare altri lavori urgenti. La successiva amministrazione aveva poi dato impulso agli interventi di manutenzione e anche la giunta Fazzi aveva mostrato attenzione istituendo l'Opera. Il primo presidente, Adriana Giusti, aveva anche dato il via a meritorie iniziative culturali e alla riuscitissima rassegna Murabilia. Poi, gradualmente, il sostengo era venuto meno e dopo la caduta della giunta Fazzi si era arrivati al commissariamento. Una scelta che oggi non ha più senso». Come giudica le condizioni del monumento? «Sfalcio dell'erba a parte, sono allarmanti. Il paramento è infestato da erbacce e arbusti. Le piante annuali seccano, ma gli arbusti crescono e allargano le radici tra i mattoni, facendo gravi danni. Non capisco perché sia stato interrotto il lavoro servito per ripulire gran parte del paramento. Sconnesse sono poi file intere di mattoni, facile preda di chi li utilizza altrove. Ripeto: serve un lavoro certosino, costante di manuntezione. Ma non sono ottimista: costa e non dà visibilità».