Bar e bookshop, calo di fatturato del 30 per cento: "Servono nuove idee" Il libraio De Stefanis: al Mao va male, Palazzo Madama tiene perché è in centro La crisi mette in difficoltà anche i musei, o meglio i servizi che affiancano le nostre più importanti gallerie darte: librerie, caffetterie, biglietterie e così via. A lanciare lallarme è stato ieri il Sole-24 Ore con una analisi del fenomeno in tutta Italia che parlava di un calo medio tra il 3 e il 5 per cento degli incassi di questi servizi nei primi mesi del 2009. A sentire però gli operatori torinesi, la crisi in città è molto più forte e potrebbe mettere addirittura in discussione la sopravvivenza di questi servizi nei nostri musei già a partire dal prossimo anno. «Sì - conferma infatti Vito Strazzella che gestisce i bar di Palazzo Madama e Palazzo Reale - queste difficoltà le avvertiamo, eccome, da alcuni mesi. Il calo di fatturato? Molto più di quanto afferma il Sole, direi tra il 25 e il 30 per cento». Un calo che riguarda, spiega, sia Palazzo Madama dove il bar è accessibile solo ai visitatori del museo, che Palazzo Reale dove invece è aperto a tutti. «Credo che nelle prossime settimane si dovrà fare un ragionamento con la Fondazione Torino Musei e con la Soprintendenza - continua Strazzella - bisogna cercare di pianificare le attività in modo diverso, magari accordandosi per trovare nuove idee che attirino il pubblico: ad esempio a Ferragosto noi abbiamo organizzato a Palazzo Madama un aperitivo aperto al pubblico che ha riscosso un bel successo». In difficoltà tra i servizi di caffetteria è anche il bar del Castello di Rivoli nonostante sia gestito dal Combal. Zero, ladiacente lussuoso ristorante dello chef Davide Scabin: «Va bene se si riesce a pagare le spese», spiegano. Il rischio è che la crisi porti i privati (perché quasi tutte queste attività sono date in appalto a aziende private) ad abbandonare il settore con conseguenze anche sulloccupazione: «Io non ho la cassa integrazione - spiega Silvio De Stefanis, storico libraio torinese che gestisce i bookshop della Galleria dArte Moderna, del nuovo Museo di arte orientale e di Palazzo Madama: così se la Gam mi chiude per qualche mese per cambiare lesposizione delle collezioni io cosa possa fare dei miei cinque dipendenti, sei con me?». La crisi cè e si sente conferma De Stefanis: «Cè una considerazione da fare: le librerie nei musei possono vivere se sono in strutture che attirino almeno 140-150 mila visitatori lanno. Si calcola un euro di spesa media ogni turista. Sotto non ci stiamo». La grandi difficoltà De Stefanis le vive soprattutto al Mao, «dopo il boom iniziale i visitatori latitano», va meglio a Palazzo Madama, «perché è in centro e alla fine i turisti ci passano anche se la mancanza di mostre tiene lontani i torinesi che non tornano a rivedere il museo se non cè qualcosa che li attira». Dei problemi della Gam si è già detto. «Non si può negare che la situazione sia drammatica - dice Walter Santagata, docente di Economia dei Beni culturali e membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Torino Musei - Perché da un lato è vero che la crisi finirà e che anche in questo settore ci sarà una ripresa. Intanto però per questi servizi i privati non possono permettersi di lavorare in perdita. E soldi da parte del pubblico per sostenerli non ce ne sono davvero più». Come fare? «Resistere, magari in qualche caso pensare che non tutti i musei debbano avere una libreria e un bar. E usare fantasia: per esempio si possono rivitalizzare le attività con mostre a costi ridottissimi che valorizzino quello che già cè nelle collezioni senza problemi di costosi prestiti e senza la necessità di acquistarne di precotte a caro prezzo. Lo si fa pochissimo, ma è così che si può continuare ad attirare visitatori anche in tempi difficili».