National Geographic: ecco i segni della globalizzazione di 2000 anni fa Non solo le spiagge dove destate trasloca la movida romana, non solo la tragica fine di Pasolini allIdroscalo. Ostia col suo parco archeologico è una porta su un mondo sommerso, sulla vita quotidiana della Roma di duemila anni fa. Loccasione di tuffarsi nella sua storia lo offre il numero di agosto di National Geographic Italia, diretto da Guglielmo Pepe, che proprio a Ostia Antica dedica un ampio reportage di Michele Gravino. Il dossier di Gravino schiude molti segreti di quel tempo: ad esempio il fatto che i romani dellepoca avessero unaspettativa di vita di soli 23 anni. E apre una finestra su una realtà multiculturale, che vedeva gente di ogni etnia e religione arrivare dagli angoli dellimpero. Dove era frequente il caso di schiavi affrancati che finivano per sposare la figlia del padrone. Una parabola che rende immediato il parallelismo con il presente e la globalizzazione. «Serve fantasia - scrive Gravino - per immaginarsi che dove oggi passa una strada a scorrimento veloce, 2 mila anni fa ci fosse una spiaggia. E che il fiume che si intravede sonnolento fosse una delle vie di comunicazione più trafficate della città». Eppure da qui passava di tutto, dal grano che nutriva tutta Roma ai cammelli e agli elefanti per gli spettacoli circensi. Ostia è una "Roma in piccolo" per larcheologo Carlo Pavolini. Ma con una notevole differenza: che mentre della capitale sono ancora visibili quasi soltanto i resti monumentali, qui ci sono le case, le taverne, le latrine e persino le pubblicità (questa era la funzione più probabile dei mosaici del piazzale delle Corporazioni). (c.r.)