Niente si muove sulversante dei servizi aggiuntivi. E non certo per effetto del caldo estivo e della festività di ferragosto. La gestione da parte dei privati di biglietterie, caffè, ristoranti, librerie, merchandising neiluoghi d'arte è in una situazione di profondo stallo. La stragrande maggioranza delle concessioni sono scadute - alcune anche da anni (si veda la tabella a fianco) e si va avanti a forza di proroghe, talvolta tacite. Nonostante le nuove direttive impartite dal ministero dei Beni culturali alle soprintendenze in primavera, non si riesce a mettere in piedi una gara che non finisca difronte ai giudici amministrativi. Un quadro che già l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici qualche mese fa aveva stigmatizzato, parlando di "irregolarità della maggior parte delle concessioni". Rilievi a cui tra breve si aggiungeranno quelli dell'Antitrust. L'Autorità ha pronta una segnalazione sulle ultime gare bandite dai Beni culturali per l'affidamento dei servizi aggiuntivi, con la quale dice al ministero che così non va bisogna assicurare una maggiore apertura al mercato e, dunque, maggiore concorrenza. Tutti gli operatori privati devono avere le medesime opportunità. A questo punto non resta che rimettere mano alle regole per la concessione dei servizi aggiuntivi. L'occasione è il recente riassetto del ministero e la creazione della direzione per la valorizzazione, che dovrà occuparsi, tra l'altro, delle strutture di accoglienza all'interno dimusei e siti archeologici. Il responsabile della direzione, Mario Resca, afferma che ci sta già lavorando e i bandi per le concessioni si faranno con nuovi criteri (si veda l'intervista a fianco). A dover essere riviste sono, in particolare, le regole sulle gestioni integrate di più servizi che assicurano economie di scala e consentono ai musei minori di entrare in circuito con quelli più importanti, ma negli ultimi bandi sono state tavolta disattese e sulla durata delle concessioni. Su quest'ultimo punto i privati invocano periodi lunghi, che assicurino un ritorno degli investimenti. Si era, nel recente passato, raggiunta un'intesa sulla durata di nove anni. Poi si è scesi a otto, ma non continuativi (44), perché si deve fare i conti con i principi comunitari e le disposizioni nazionali in materia di rinnovo dei contratti pubblici. Ora si dovrà mettere un punto fermo su questo elemento. I risultati del lavoro di restyling delle linee guida, tuttavia, si vedranno solo tra alcuni mesi. Anche perché la riorganizzazione del ministero non è conclusa. Per ora sono stati nominati i direttori generali e quelli regionali, ma si annuncia un rimpasto anche tra i soprintendenti. Ci sono, al momento, solo due certezze: una è la situazione di stasi che caratterizza i servizi museali. Anche laddove si è provato a bandire le gare, si è doviuto gettare la spugna. E' accaduto a Napoli e Venezia, dove il bando è stato ritirato. A Milano, invece, dove si aspettano i nuovi gestori dei servizi del Cenacolo Vinciano e della Pinacoteca di Brera, si è finiti davanti al Tar, che piima ha sospeso la gara e poi, nel merito, ha dato ragione al ministero. Ma la querelle continua, perché ora c'è l'appello al Consiglio di Stato. L'altra incontrovertibile certezza è che l'economia dei servizi aggiuntivi fa registrare, dopo anni di continua crescita, il segno meno. Nel 2008, secondo i dati definitivi elaborati nei giorni scorsi dall'ufficio statistica dei Beni culturali, gli incassi lordi complessivi generati dalle strutture di accoglienza dei luoghi d'arte hanno segnato un calo del 3 rispetto al 2007, anno in cui le perdite si erano presentate per la prima volta e si erano fermate al 2 per cento. In parte ci può essere imputabile al calo di visitatori registrato nel 2008 (da 34,5 a 33 milioni), ma questo non spiega tutto, anche perché nel 2007, con un numero di visitatori pressoché simile al 2006 e più alto degli anni precedenti, i servizi aggiuntivi erano comunque andati in rosso.
MUSEI - Poco mercato nei servizi dei musei
La gestione dei servizi aggiuntivi nei luoghi d'arte è in una situazione di stallo. La maggior parte delle concessioni sono scadute e non vengono rinnovate. Il ministero dei Beni culturali ha emesso nuove direttive, ma non si sono avute gare efficaci. L'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha segnalato irregolarità nella maggior parte delle concessioni. L'Antitrust sta per rilevare ulteriori irregolarità. Il ministero sta lavorando per riformare le regole per le concessioni e per creare una maggiore apertura al mercato. I nuovi criteri per le concessioni saranno stabiliti dalla direzione per la valorizzazione.
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