In un Ferragosto di canicola, oltre ogni aspettativa, ventimila persone hanno visitato a Milano la Pinacoteca, l'Orto botanico e il Museo astronomico di Brera. Hanno fatto la fila sotto il sole per vedere Raffaello o Piero della Francesca, una rara pianta o carte celesti. È stata una fuga in cerca di cultura, anziché dalla città; è l'ennesima dimostrazione che non occorrono progetti faraonici per far conoscere il nostro patrimonio. E la cultura paga. Sempre. La cultura mantiene sempre le sue promesse, anche a Ferragosto. Se così non fosse, non si spiegherebbe l'incredibile afflusso di visitatori a Brera, cominciato alle 8,30 del mattino di sabato 15. Contro ogni previsione e aspettativa, in una giornata di canicola milanese si sono riversate 20 mila persone nell'osservatorio astronomico, nell'Orto botanico e in pinacoteca. In quest'ultima, poi, si sono avute 12.048 presenze, più o meno equivalenti a quelle registrate in un mese del 2008. È bastato poco e non ci sono voluti studi di settore, riunioni di consulenti o cose simili: si sono aperte le porte a tutti cogliendo l'occasione del bicentenario dell'inaugurazione napoleonica. Non sono state necessarie nemmeno delle novità. Coloro che si sono recati a Brera non tutti erano milanesi sopportando una coda non lieve sotto il sole, sapevano che avrebbero trovato Raffaello o Piero della Francesca, Mantegna o quelle tele anonime ma utili agli studenti dell'Accademia per esercitare l'occhio. Non si trattava di un evento sportivo o musicale, ma si proponevano quadri, un Orto botanico con qualche rara pianta e un museo astronomico di cui persino molti milanesi ignorano l'esistenza. Sono questi gli ingredienti che hanno determinato una fuga verso la cultura e non dalla città. E da un semplice avvenimento, vale la pena ricavare una piccola lezione, insegnataci da un insolito Ferragosto meneghino. Innanzitutto sia detto a chiare lettere Milano è ancora molto viva e offre sempre sorprese: la finiscano quei piagnoni che discettano senza requie sulla sua morte culturale. Le autorità dovrebbero inoltre far tesoro di questo «incidente» e credere un po' di più nella cultura di quanto abbiano fatto negli ultimi anni. Perché? Senza rovinarvi l'umore con risposte complesse, diremo che conviene. La cultura paga, anche quando non si attende il compenso. Infine, ed è la morale della storia, il Ferragosto di Brera ricorda che non sono necessari progetti faraonici per valorizzare il nostro patrimonio, giacché siamo il Paese con la più grande concentrazione d'arte al mondo. Basta avvisare, invitare e aprire; basta la normalità.
MILANO - La sorpresa di Brera. Il successo semplice della città viva
A Milano, il Ferragosto di canicola è stato segnato da un afflusso di oltre ventimila persone che hanno visitato la Pinacoteca, l'Orto botanico e il Museo astronomico di Brera. La folla è stata costretta a attendere sotto il sole per vedere opere d'arte, una rara pianta e carte celesti. L'evento è stato un successo, dimostrando che la cultura paga e non è necessario un progetto faraonico per valorizzare il patrimonio italiano. La normalità e l'avvisamento sono sufficienti per attirare visitatori. Il numero di presenze è stato simile a quello registrato nel 2008. La cultura mantiene le sue promesse, anche in periodi di canicola.
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