Elio Garzillo lascia Bologna per Roma I casi della vita sono proprio strani. Per anni, quando al Governo c'era il centro sinistra, la giunta Barbolini e numerosi sindaci della nostra provincia hanno tentato, chiedendolo anche apertamente con tanto di petizioni e raccolte di firme, di ottenere la rimozione del Soprintendente dell'Emilia Romagna ai beni culturali, per via dei suoi «no» ai progetti da attuare sul Di certo per Barbolini si è trattato di una sorta di regalo di fine mandato, dopo otto anni in cui - complica Garzillo -ha dovuto ingoiare tanti «rospi»; su tutti, il netto rifiuto a quello che ritiene il suo più grande rimpianto ovvero la proposta di realizzazione della porta di Gehry in largo S. Agostino. Ma in questi anni, come sicuramente si ricorderà per le tante polemiche, gli stop di Garzillo sono stati numerosi dalla recentissima bocciatura del progetto Krier per il rifacimento di piazza Matteotti e dell'area ex-Sipe, alla difesa di Villa Dallari dall'impatto con il percorso ad Alta velocità, i no ad alcuni di questi percorsi, la difesa di Villa Lo-nardi dalla complanarina, il salvataggio di Villa Luppi Messerotti, di Villa Gaudenzi dalla ricollocazione della linea storica a Freto, la sofferta risistemazione di piazza XX settembre... E chi più ne ha più ne metta. Tutte questioni spesso finite davanti al tar e all'avvocatura di Stato. Garzillo, tra l'altro, è stato anche primo artefice della valorizzazione della Cattedrale di Modona fino a riuscire a pro nostro territorio. Non ci sono mai riusciti. Lo hanno ottenuto ora, grazie ad un governo di... centro-destra. Probabilmente il ministro ai beni culturali Giuliano Urbani non era al corrente delle tante battaglie che in questi anni hanno visto Garzillo opporsi a progetti che andavano ad impattare il patrimonio artistico e culturale modenese proposti dal centro-sinistra. Non c'è quindi da stupirsi, se ieri mattina nei corridoi e negli uffici del palazzo Comunale e in quelli di numerose amministrazioni della nostra provincia in molti abbiano sorriso soddisfatti nel leggere l'articolo della Gazzetta di Modena che annunciava la «promozione» di Garzillo ad un incarico romano presso il dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione. Una promozione che inevitabilmente suona più come una rimozione. Da indiscrezioni pare che il soprintendente Garzillo abbia colto con una certa sorpresa, anche se da qualche settimana nei corridoi ministeriali, circolavano voci insistenti circa una sua imminente nuova nomina nell'ambito della riorganizzazione del ministero dei beni culturali. Il soprintendente «scomodo» perché intendeva sempre fare il suo dovere ora toglie il disturbo, quindi qualcuno potrebbe ipotizzare che determinati progetti potranno avere vita più facile. Ovviamente si sta facendo i conti senza l'oste, nel senso che non è che Garzillo lasci il posto vuoto, ci sarà sempre un soprintendente nella persona dì Maddalena Ragni, che avrà le stesse responsabilità. E comunque i decreti di vincolo e di tutela di Garzillo rimarranno, in quanto legge dello Stato. Si dice amareggiato Gaetano Galli, candidato della lista Modena a Colori: «E' proprio il più grosso regalo che il ministro Urbani potesse fare alla fine del secondo mandato di Barbolini e alla futura giunta entrante, se vincerà il centro-sinistra - commenta -Le scelte del ministro non paiono certo orientale sulla base della professionalità, capacità e competenze dei suoi funzionari periferici, ma più sulla base di suggerimenti dei suoi collaboratori e del direttore generale, che ricoprono quei ruoli nominati dai precedenti governi di centro-sinistra. Incarichi mantenuti con il nuovo ministro. Forse Urbani, nel momento del suo insediamento, non si è reso conto che avrebbe fatto meglio a rivedere certi ruoli»