NAPOLI La galleria? Ormai «è terra di nessuno» secondo Antonio Barbaro, titolare dei negozi omonimi e presidente del comitato commercianti della Galleria Umberto I. «Il clochard che ha aizzato il cane contro quel passante, ha costruito una casa di cartone vicino all'ufficio postale. Le nostre segnalazioni non si contano, ma nessuno interviene». Alla «scenetta» di ieri mattina hanno assistito in molti. Turisti, residenti, commercianti. Se pure non si vuol parlare della sicurezza per gli stessi visitatori stranieri e dell'orrendo spettacolo che viene loro offerto, basti pensare che gli esercenti della Galleria Umberto sono ancora in attesa delle illuminazioni serali. «Qui in galleria lamenta Barbaro si accendono alle 21, mentre in tutto il resto della città le luci vengono attivate alle 19.30. Quando chiudiamo, la sera, dobbiamo guardarci le spalle con la paura di essere aggrediti e rapinati. E dire che restiamo aperti solamente per una questione di immagine, dato che in questo periodo si guadagna pochissimo». Ma i clochard, soprattutto immigrati, la Galleria Umberto non la usano solo come dimora (e come toilette). «Quando proviamo ad allontanare gli ambulanti che usano l'impalcatura come appoggio, ci chiamano razzisti». Qualcuno ne approfitta anche per parcheggiare il motorino. «Un barbone lo parcheggiava in galleria ogni notte. Una volta glielo incendiarono: le fiamme annerirono i marmi e le serrande. Mia figlia le ritinteggiò: la Sovrintendenza disse che era un reato, e la denunciò penalmente».