Nel gennaio 1957, Robert Moses, soprintendente ai parchi di New York, nel mostrare alcune foto prese lungo le strade italiane, ammoniva: «La campagna è stata sepolta dietro due file ininterrotte di cartelli pubblicitari. Gli italiani, per quello che mi consta, sono andati oltre i limiti raggiunti in questo campo da qualsiasi altro Paese civile». A questo pensavo percorrendo recentemente le antiche strade consolari che attraversano i paesaggi bellissimi dell'Alto Lazio, come la Cassia Cimina o la Claudia- Braccianese. Accanto alle pubblicità già in sito, si moltiplicano i sostegni metallici per nuovi cartelloni i quali, oltre a obnubilare panorami ancora nitidi, distolgono dall'attenzione alla guida favorendo incidenti. In più, le distanze tra essi, che dovrebbero essere adeguate (almeno 150 metri da altri cartelloni e 250 da segnali stradali di pericolo) sono quasi sempre assai inferiori, provocando quell'effetto carnevalesco di cui parlava nel 1957 il soprintendente americano. La legge che modifica il Codice Stradale è già passata alla Camera e sta per essere varata al Senato. Contiene misure d'ogni genere ma nulla che possa in qualche modo contenere questo fenomeno. È vero che esso sarebbe vietato in aree sottoposte a vincoli paesistici e su autostrade ed extraurbane principali. Ma i danni peggiori si perpetrano proprio in quei percorsi, come quelli che s'irradiano dalla Capitale e attraversano aree della Campagna Romana e della Tuscia, ancora vergini e di intensa bellezza. Credo che né il Ministro per i Beni Culturali, né quello del Turismo abbiano considerato il problema dei danni che questa attività - vietata in tutti gli altri Paesi d'Europa, compresa la Spagna (ove si sono eliminati perfino i grandi tori neri sulle colline) e la Francia (dove negli anni '70 vennero rimossi in una sola notte) - infligge a quei paesaggi, naturali e rurali, che fanno dell'Italia il Bel Paese e rappresentano la materia prima del turismo. Forse solo la Soprintendenze per i beni ambientali e architettonici del Lazio, con l'appoggio del Ministro Bondi e del professor Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, potrebbero, estendendo i vincoli paesistici su entrambi i lati delle strade extraurbane, porre un freno all'invasione della pubblicità nel verde, almeno nella nostra Regione.