«E' qui, con ogni probabilità, l'origine di quel che siamo: i primissimi vagiti del nostro porto quando la Livorno che verrà non è altro se non un pugno di famiglie attorno a uno scalo marittimo. A settembre gli esperti della Soprintendenza ci diranno il valore scientifico di questa scoperta archeologica: insieme a loro valuteremo cosa fare». L'assessore alle culture Mario Tredici mette nero su bianco l'attenzione con cui, sotto lo schianto dell'afa ferragostana, Palazzo civico guarda alla sagoma del "Portus Pisanus" saltata fuori dagli scavi che la Soprintendenza, in tandem con l'Università di Pisa, sta conducendo da cinque anni fra via Provinciale Pisana e via Firenze. L'atto concreto è una lettera che, alla vigilia di ferragosto, fa il giro degli uffici municipali per segnalare l'esigenza di misure temporanee di particolare salvaguardia per qualunque pratica relativa a quella zona di territorio: a cominciare ovviamente da eventuali richieste di concessioni edilizie. Bisogna evitare che, fosse anche solo per distrazione burocratica, si compiano atti dai quali sia difficile tornare indietro. Una sorta di "congelamento cautelativo", spiega l'assessore. Per impedire, «intanto che la Soprintendenza definisce vincoli e prescrizioni da approrre sull'area degli scavi», che qualcosa faccia lo zigzag fra le pratiche burocratiche finendo magari per vanificare tutto il lavoro. Questo è possibile perché i resti del Portus Pisanus non sono stati trovati durante le escavazioni preliminari a qualche lavoro edificatorio. La scoperta è il frutto del "fiuto" degli archeologi che dal marzo 2004 avevano posto gli occhi su quest'area: hanno fatto centro in un piazzale di camion e contenitori, proprietà della famiglia Abrial, di fronte alla concessionaria auto Scardigli. Da aggiungere che il Comune «ha avviato l'iter per arrivare al nuovo Piano regolatore»: è lì che si definirà l'uso urbanistico, «studieremo la questione in tandem con la Soprintendenza». Con un obiettivo: «Consentire attività che siano comunque compatibili con la possibilità di tornare a scavare quest'area che presenta interesse per gli archeologi e per la memoria più antica della città». Ma questo significa che non si ritiene di avere alternative al reinterramento del Portus Pisanus? «Le valutazioni le faremo il mese prossimo e, lo ripeto, saranno gli studiosi della Soprintendenza a offrirci gli elementi reali di giudizio». Certo, non nasconde un aspetto: è dalla metà degli anni cinquanta che questa zona della città è un'area industriale-portuale. «Dunque un eventuale esproprio - aggiunge l'assessore - avrebbe costi molto alti: sicuramente al di sopra di quanto accadrebbe se parlassimo di un sito archeologico in mezzo a una zona rurale. Senza contare che bisognerebbe non solo acquisire l'area ma anche sorvegliarla, bonificarla dalle infiltrazione d'acqua della falda freatica, realizzare i fabbricati che la rendano visitabile e protetta». L'assessore adotta la linea della prudenza anche nelle dichiarazioni: niente frasi roboanti, semmai la consapevolezza è questo volume di spesa che va messo tutto intero nel conto se si vuol aprire la finestra su una ipotesi alternativa a reinterrare gli scavi della Livorno com'era. Lo dicono gli stessi archeologi, aggiunge Tredici: in mancanza di risorse adeguate a farne un museo o qualcosa del genere, ricoprire con la terra uno scavo dopo aver documentato (e mappato) le scoperte archeologiche lo difende di più di quanto faccia un tentativo che rimanga troppo tempo per strada, aperto alle intemperie e alle incursioni di furbi e curiosi. «Ma intanto c'è una misura di salvaguardia preliminare», dice Tredici: «Evitare che intanto tutto finisca sotto un cubo di cemento armato». Il fiuto degli studiosi. Da 5 anni sulle tracce della Livorno più antica LIVORNO. E' dal marzo 2004 che, insieme all'équipe del Dipartimento di scienze storiche del mondo antico dell'Università di Pisa, gli studiosi della Soprintendenza stanno scavando nella zona del Deserto, nella striscia di terra fra via Provinciale Pisana e l'Aurelia (via Firenze): facendo i conti con le continue infiltrazioni d'acqua della falda sotterranea. Qui c'era «un golfo (o una laguna) popolato di barche e navi». La stratigrafia dei reperti scovati nello scavo indica la vita del Portus Pisanus fra il terzo secolo avanti Cristo e il secondo secolo dopo Cristo. La tipologia del vasellame a vernice nera rinvenuto nel corso del lavoro degli archeologi risalgono alla prima parte di questo periodo, piatti e coppe a vernice rossa sono invece dell'età augustea, l'ultima fase sotto esame è testimoniata da una certa gamma di anfore vinarie.
TOSCANA - LIVORNO. Sul Portus Pisanus non si costruirà. Il Comune blinda l'area. Si studiano le soluzioni per salvare il sito
Il porto di Livorno, una delle più antiche città costiere della Toscana, è stato oggetto di una scoperta archeologica importante. Gli scavi, condotti dalla Soprintendenza e dall'Università di Pisa, hanno rivelato la presenza di un antico porto, il Portus Pisanus, che risale al terzo secolo a.C. e al secondo secolo d.C. I resti del porto sono stati trovati in una zona di camion e contenitori, proprietà di una famiglia, e sono stati documentati e mappati per la loro importanza storica e culturale. L'assessore alle culture, Mario Tredici, ha sottolineato l'importanza di proteggere l'area e di evitare che vengano apportate modifiche che potrebbero compromettere la scoperta.
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