Il neo consulente per la cultura "Ragioniamo su come riaprire i siti" Il Rinascimento che fu, vero o presunto, che riaprì i monumenti e creò la voglia di notte, ha lasciato il posto a cancelli di musei sbarrati e a mordacchie per pub, senza nemmeno uno straccio di estate di spettacoli. Lui, Daverio, il cicerone di "Passepartout", sa benissimo che non potrà certo programmare i "Grandi eventi" del recente passato. «Metto subito le mani avanti - attacca - Non mi prefiggo cose clamorose ma risultati semplici». Daverio, ma cosa la porta a Palermo, in questo buio culturale? Denaro, incoscienza, o voglia di sfida? «Il denaro di certo no, è lultima cosa che si può chiedere in Sicilia. Diciamo che mi porta qui lo strano rapporto che ho con Palermo, dove ho già un incarico allUniversità e dove vengo circa trenta volte allanno. E poi mi piace questa sfida meridionale, difficile, certo, ma meno della sfida nazionale e, terzo motivo, ho simpatia per Cammarata che, rispetto alla catastrofe complessiva delle gestioni meridionali, penso a Napoli o a Catania, avrebbe diritto a un premio». Oddio, Daverio, anche qui i rifiuti sembravano quelli di Napoli, non esiste una politica culturale e cè un deficit che non consente nemmeno di programmare uno spettacolo in piazza. Come si rilancia la cultura senza più un soldo in cassa? «Intanto io sono abituato a farmi chiamare quando i soldi sono finiti e non quando le casse sono piene. In qualche modo i soldi si troveranno. Basta mettere ordine. Si tratta di riordinare e di raggiungere piccoli risultati, piccoli ma incisivi, in modo da ottenere credito e consenso». Faccia un esempio. «Bisogna mettere ordine nelle cose esistenti, come il sistema museale. La galleria di SantAnna ha bisogno di un minimo di programmazione regolare e credo che questo si possa realizzare con poco. Il nuovo giardino accanto alla Fonderia, diamogli un destino. Per i Cantieri della Zisa ci vogliono soldi in alcuni casi, in altri casi basta essere un po attenti. Penso a mostre piccole ma utili: per esempio, il sapore della Sicilia nelle arti visive partendo dal figlio pittore di Pirandello e andando a trovare certe cose di Guttuso, un percorso siciliano che arriva fino alla contemporaneità. Se non ci si aspetta santi che volano, una rimessa in moto di Palermo è fattibile. E poi conto nella simpatia che lItalia ha verso Palermo, una cosa che può attirare delle risorse umane. Anche qualche grande maestro, perché no». Sa che troverà una città chiusa per lavori? Lo Spasimo, il teatro Garibaldi, i musei regionali con i quali anche il Comune potrebbe dialogare... «Ci metteremo di buzzo buono per vedere come farli riaprire». Palermo non ha più un festival, non ha più unestate, non ha più il Womad, la rassegna di musica del mondo che è emigrata a Taormina, e il teatro di Verdura sta chiuso per quasi tutto agosto. Insomma, in questa città ormai ci sono più addetti stampa che eventi da comunicare. Possibile che Palermo non possa legare il suo nome a un appuntamento di prestigio? «In queste condizioni mettersi a programmare un festival da 2-3 milioni di euro mi sembra improponibile. Oggi non ci sono soldi da nessuna parte. Fare unestate sì ma dobbiamo capire a chi serve: forse ai palermitani che rimangono in città più che ai turisti. Kalsart ricordo che creò grande soddisfazione ma non era un fenomeno di agosto, iniziava a luglio e finiva a settembre. Lestate prossima qualcosa potremo inventare, ma di più no». Le faccio qualche nome nome: Cuticchio, Scaldati, Emma Dante, regista chiamata dalla Scala per inaugurare la sua stagione ma straniera in patria. È tempo che la città dialoghi con loro? «Nulla osta. Credo che una raccolta di energie, non solo cittadine, sia positiva. Solo che Palermo, il Comune, deve dirmi cosa vuole: se intende rifarsi unimmagine per i propri concittadini, se vuole riprendere un ruolo a livello regionale, nazionale o internazionale. La Sicilia in quanto isola è naturalmente portata a rapportarsi col resto del mondo. Io penso che dobbiamo avere un po più di fiducia nel marchio Palermo: è un marchio che funziona e questo significa che la gente nel resto dItalia ti dà retta».