«Mi sono stufato di sentire che il contemporaneo di Firenze è soffocato dalle politiche regionali. E non vorrei che Giovanni Da Empoli cadesse in questo errore: è Firenze che non fa niente». Non è propriamente un attacco personale al neo assessore comunale alla cultura. E però un attacco alle politiche culturali della città, quello dellassessore regionale Paolo Cocchi. Ha letto che da Empoli non intende rispettare laccordo Regione-Comune sullarte contemporanea. Ha appreso che per lassessore fiorentino è un accordo «mortificante» che affida al capoluogo toscano un ruolo di secondo piano. E Cocchi è sbottato: «Non si discute la centralità del Pecci di Prato, uno dei primi musei contemporanei dItalia. Firenze pensi piuttosto a cosa ha fatto, in 10 anni non ha non solo portato a termine ma neppure deciso cosa vuole fare dellex Meccanotessile, un vero scandalo italiano». E se Firenze non vuole correre il rischio di vedersi chiedere indietro i finanziamenti che la Regione in questi anni ha destinato a Rifredi, chiede lassessore regionale, «la città decida cosa vuole farci e completi una buona volta i lavori, noi siamo aperti ad un ripensamento». Cocchi annuncia che a settembre presenterà il programma di eventi contemporanei per larea metropolitana Firenze-Prato-Pistoia e che il capoluogo svolgerà la parte del leone. Sono previste mostre, visite guidate ad atelier di artisti, conferenze con luniversità, un film girato dai giovani dellAccademia. «Un programma dedicato al futurismo interamente finanziato con i soldi regionali», tiene a dire Cocchi. E a fine ottobre, aggiunge lassessore toscano alla cultura, tornerà finalmente ad operare a Gavinana anche lo spazio «Quarter», sempre grazie al sostegno regionale. «E che laiuto della Regione, in soldi e progetti, venga scambiato per una penalizzazione di Firenze, è una barzelletta: mi auguro che lamministrazione comunale fiorentina, partita di slancio, non cada in questo abbaglio», insiste Cocchi. Non è colpa della Regione, insomma, se «Firenze non fa niente, a livello di politiche pubbliche». Cosa fare del Meccanotessile dunque? «Deve essere la città a decidere, anche Da Empoli sembra convenire sul fatto che non si deve fare un museo».