La proposta viene rilanciata dal presidente degli Amici dei musei, Mauro Del Corso «Una volta c'era e funzionava. Ma oggi ognuno va per conto suo» Dottor Del Corso, lei è presidente degli Amici dei musei e monumenti. È giusto far pagare il biglietto per visitare il Duomo? «È una cosa normale». Perché? «Intanto non è oneroso come si vorrebbe far credere. Soprattutto se rapportato al costo dei biglietti per parchi divertimento, discoteche, musical, teatri, concerti, di cui di solito nessuno si lamenta». Ma la gente ritiene normale che sia gratuito visitare musei e monumenti. «Ma trascura la domanda principale: chi paga il mantenimento di queste opere? Conservazione, restauri, promozione: tutti a carico di chi entrate non ne ha. Basta pensare alla Primaziale di Pisa che provvede con risorse proprie al non indifferente costo del complesso monumentale della piazza». Insomma, il patrimonio culturale costa. «E molto. Ed i Paesi, come il nostro, ma anche gli enti e le istituzioni pubbliche al di là delle consuete affermazioni di principio, fanno poco». Il discorso vale anche per la Torre pendente? «Ancora di più. Essa viene visitata non quanto straordinario monumento, ma come feticcio turistico delle meraviglie. Non si capisce quindi perché allora non farne pagare il godimento che merita». Una volta c'era per Pisa un biglietto cumulativo, l'Universalis, col quale si potevano visitare altri monumenti o musei, come il San Matteo, ad esempio. «Oggi non è più possibile. E sapete perché? In questa città c'è un male endemico che si chiama individualismo istituzionale, per cui ci si impegna e si lavora per "parrocchie". Così non si farà mai molta strada». Ci faccia degli esempi. «Se il museo di San Matteo versa nell'impasse o se passerà, speriamo, il progetto degli Uffizi Pisani è un problema della Soprintendenza. Così come se non si trova degna collocazione delle collezioni universitarie, è questione che riguarda l'ateneo. Ma anche se le nostre chiese monumentali hanno urgente bisogno di restauro, diventa un problema dell'Archidiocesi o del demanio». È solo questione di soldi? «Non in primis. Occorrerebbe più sensibilità, lavorare insieme, collegialmente, senza antagonismi e protagonismi. Quando lo si è fatto sono arrivate anche le risorse». Marco Barabotti