Domani ingresso gratuito e orario straordinario per lanniversario dellapertura al pubblico (1809) I consigli della soprintendente Sandrina Bandera Ferragosto speciale domani a Brera. La Pinacoteca compie 200 anni e li festeggia con una giornata di apertura straordinaria e gratuita. Con la soprintendente Sandrina Bandera parliamo delle radici storiche di questo anniversario e dei capolavori "imperdibili" che loccasione suggerisce di (ri)scoprire. Che cosa accadde esattamente il 15 agosto del 1809? «La Pinacoteca fu aperta al pubblico per la prima volta nel giorno in cui Napoleone compiva 40 anni. Brera faceva parte della sua strategia politica e culturale. Ma se Napoleone scelse di dedicare tanta energia a questa pinacoteca è proprio perché qui esistevano già istituzioni note e di grandissimo rilievo create dagli illuministi come Verri o Beccaria, di casa anche a Parigi. Cè un collegamento tra la Francia e la Milano illuminista che ha ispirato le scelte di Napoleone. Nascevano in quel periodo i primi musei pubblici, sotto limpronta della rivoluzione francese, e Brera era uno di questi». Un museo fondato sui "furti"... «In effetti, il suo patrimonio fu costruito soprattutto con le requisizioni degli eserciti napoleonici in tutta Italia». Quali sono i capolavori imperdibili? «Cominciamo con la sala di Giovanni Bellini e del Mantegna, la 6. Suggerisco di avvicinarsi al Cristo morto del Mantegna dalla sala 2, da cui si ha una visione a cannocchiale del dipinto, e di camminare lentamente per gustarne laspetto prospettico. Per la Madonna con bambino di Bellini, 1510, consiglio di osservare la voluta mancanza di gerarchie: la Madonna è senza trono e calata nel paesaggio, una novità straordinaria. Da qui il pubblico dovrebbe passare nella sala 9 e fermarsi prima davanti al San Girolamo di Tiziano, dipinto quasi con mano malferma dal pittore ormai anziano, che crea una intensa vibrazione nel paesaggio in cui si trova il santo, e poi al grande "telero" del Tintoretto, 1562-65, che raffigura Il ritrovamento del corpo di San Marco. La prospettiva è drammatica, intensa, tenebrosa, gli effetti delle luci, da sotto in su, inquietanti. Un precedente per i registi di film gialli. È una pittura che suggerisce stati danimo e crea modelli visivi». Brera possiede anche capolavori del '900? «Certo. Nelle sale dei moderni, 10 e 11, con la collezione della famiglia Jesi, di gusto molto sofisticato: Modigliani, De Pisis, Boccioni, Morandi. Brera è attenta al '900, e non solo per i dipinti. Una nostra recente acquisizione è stata la scultura Ofelia di Arturo Martini». Parliamo del vostro Caravaggio, la "Cena in Emmaus", sala 29. «Le figure sembrano sprofondare indietro e attirare lo spettatore. È un capolavoro essenziale, fatto di silenzi, in cui Caravaggio sembra mettere a frutto le conoscenze dellottica copernicana e galileiana: una rappresentazione in cui esistono solo le cose colpite dalla luce, quelle in ombra non sono nemmeno dipinte. Questo quadro è un grande mistero, ha una forte suggestione e lascia un po tutti senza parole. È fortemente interiorizzato, riflette lo stato danimo del pittore. Quando lo realizzò Caravaggio aveva da poco ucciso un uomo, viveva nascosto a Roma e non eseguì lopera per un committente ma per se stesso». Altri quadri imperdibili? «Due capolavori assoluti del Rinascimento: lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, emblema della pinacoteca, recentemente restaurato, e la Pala di Montefeltro di Piero della Francesca. Quando arrivarono a Brera, rispettivamente nel 1805 da Città di Castello e nel 1811 da Urbino, influenzarono profondamente la cultura artistica milanese del tempo. Limpostazione prospettica fu capita anche come fenomeno architettonico, non solo pittorico. Non a caso proprio in quegli anni iniziarono i restauri di San Satiro, dove labside è decorato con la "falsa prospettiva" del Bramante. Un altro capolavoro da manuale, sebbene meno famoso, è la Madonna col bambino e santi di Ercole de Roberti, un quadro rinascimentale astratto coltissimo, nella sala 15. Mentre nella 20 spingerei il pubblico a soffermarsi di fronte a un San Giovanni Battista e un San Pietro di Francesco del Cossa: colori fiamminghi, nordici, minuzia nei particolari, e una grandiosità già degna di Mantegna». Gran finale? «Le sale 37 e 38, dedicate all800. Con due Hayez strepitosi, Il bacio e il Ritratto di Manzoni. E Fiumana di Pellizza da Volpedo, che ha lomologo nel Quarto Stato della Galleria darte moderna. Un quadro emozionante e commovente».