Natura urbana Piante acquatiche, fiori e perfino salici e pioppi sull'area dei lavori per il parcheggio L'agronomo ambientalista: è un vivaio di flora padana Quasi non ci crede, Manuel Bellarosa che è il giardiniere dell' Orto botanico di Brera . A bocca aperta davanti a quell'imprevedibile spettacolo della natura. Lì alla Darsena che una volta c'era il porto di Milano e adesso c'è solo la vergogna di un progetto che non decolla. I primi scavi, le solite mura spagnole, una conca leonardesca, la puntuale Sovrintendenza, le bizze di chi ha avuto in concessione quell'area e il Comune che chissà. Un parcheggio sotterraneo e sopra una rivisitazione di arredo. Questo è il progetto. E invece è tutto fermo da anni. Un angolo della città abbandonato al suo destino. Il degrado e la sporcizia. Con quel miracolo della natura che però salta all'occhio più attento. Oltre alla spazzatura, oltre alle bottiglie rotte, oltre alla maleducazione dei milanesi. Davvero affascinato, Manuel Bellarosa, che è agrotecnico e coordinatore del giardino acquatico di Bosco in città . Lì giù per le scale a rendere omaggio a quella che potrebbe realmente essere una piccola oasi naturalistica. Uno spontaneo ambiente palustre tra viale Gorizia e viale D'Annunzio. Uno spaccato padano che tale quale si trova nelle lanche del Ticino, ai bordi di chissà quanti fossi, ai lati di certe risaie. Milioni e milioni di semi portati dalle acque del Naviglio per felicemente germinare e finalmente creare una minuscola Amazzonia ambrosiana. Manuel Bellarosa con quel suo amore per la natura e con quel suo cognome forse premonitore. A far l'elenco di tutte le specie che stanno lì a mezz'acqua. La mazzasorda con i frutti un po' così. La carice che le foglie sono proprio affilate. La nepetella e quel suo profumino aromatico. Il bidens con i semini che si attaccano ai maglioni di lana. La buddleia dai fiori color viola che affascinano le farfalle. L' epilobio e vai di erboristeria. E poi la phragnite australis , la salcerella , la lenticchia d'acqua , il giunco , il poligono , la piantaggine , lo scirpo . Ma anche vere e proprie piante. Che già arrivano a due o tre metri di altezza e in condizioni ideali potrebbero crescere e crescere e crescere. Come i salici , come gli olmi , come i pioppi , come le catalpe, come gli ailanti che sopravvivrebbero forse pure in cima all'Everest. E saranno almeno una quarantina, le specie presenti nella piccola selva fluviale di Milano. Tante e tali che inevitabile parte la provocazione. Che poi in fondo provocazione non è, ma forse solo buonsenso. Nell'attesa che quel progetto famoso decolli o comunque nell'attesa che qualcosa di concreto da quelle parti si faccia, perché non inventarsi lì alla Darsena una piccola oasi naturalistica? Da organizzare veloci visite guidate, da portarci i bambini delle scuole. Un'idea che piace un sacco al giardiniere Bellarosa. E pure a Franco Beccari che è responsabile milanese di Legambiente . Un'idea che negli Stati Uniti è già realtà. Là dove certi spazi provvisoriamente abbandonati vengono allestiti a verde per essere sfruttati al meglio. Come dei giardini temporanei. E nella fattispecie, ecco l'oasi naturalistica temporanea della Darsena. Che non ci vorrebbe poi molto. Se solo quelli che hanno avuto in concessione lo spazio e il Comune si mettessero un po' d'accordo. Una bella pulizia, una piccola sistematina, un paio di passerelle. Poi un sorvegliante per evitare vandalismi e un'esperto per raccontare ai visitatori i segreti di quell'imprevedibile e affascinante angolo metropolitano, i segreti della natura di casa nostra.
MILANO - Darsena, una giungla sui cantieri fermi: Diventerà un giardino temporaneo
A Milano, un progetto di parcheggio sotterraneo e sopra una rivisitazione di arredo è stato bloccato da anni. L'area, una volta un porto, è stata abbandonata e si è trasformata in un'area di degrado e sporcizia. Tuttavia, la natura ha iniziato a colonizzare l'area, con piante acquatiche, fiori e alberi che stanno crescendo. Un agronomo ambientalista, Manuel Bellarosa, ha scoperto l'area e è affascinato dalla sua bellezza. Ha identificato oltre 40 specie di piante presenti nella piccola selva fluviale di Milano.
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