Si infittiscono le critiche all'abuso degli sponsor privati per il restauro dei monumenti ROMA. Mentre il Paese si prepara a rendere un doveroso omaggio ai suoi invidiabili beni culturali con la Settimana della Cultura a Roma anche il sovrintendente archeologico Adriano La Regina si unisce al coro di chi condanna l'uso improprio dei monumenti occultati dai megaposter pubblicitari. «Sono contrario ad occultare il Pantheon con teloni pubblici-tari degli sponsor» ha detto La Regina, aggiungendo che sono state devastate per anni, con questo sistema, piazza Fontana di Trevi, piazza Navona, piazza di Spagna. «Siamo riusciti a difendere - ha proseguito - solo i monumenti archeologici. Ma ora compare sui giornali la notizia di questa iniziativa della Soprintendenza ai monumenti di occultare il Pantheon. Voglio invitare a fare attenzione - ha concluso La Regina - perché quando una situazione culturale è indirizzata in un certo senso è facile cadere in errore». Sullo stesso argomento, sollevato nel corso di un convegno che si è svolto in Campidoglio, era intervenuto in precedenza anche l'assessore capitolino alla cultura Gianni Borgna, dicendosi d'accordo sul fatto che «gli sponsor privati non possano trasformare un cantiere di restauro in una sorta di pubblicità gigantesca». Un'ammissione che stride con una realtà romana caratterizzata dalla presenza di megacartelloni su monumenti, statue e palazzi storici del centro, mentre non va dimenticato il vergognoso caso dell'Ara Pacis, circondata da lamiere su cui il Comune "affitta" spazi pubblicitari molto ambiti dalle aziende poiché non passano inosservati alle migliaia di automobilisti e scooteristi che percorrono quotidianamente il Lungotevere.