Ma Exilles sogna il primo museo internazionale dello sci Cultura, effetto tagli Exilles chiude dinverno Exilles Lungo la strada, sotto i bastioni, un cartellone avverte a grandi caratteri: «Il Forte di Exilles è aperto». E appena sotto, in piccolo, si precisa: «Tutto lanno». Ma dovranno correggere: a partire dal 15 ottobre al 15 marzo il forte, il suo museo, le sale per le mostre resteranno chiusi. Lo ha deciso la Regione, sotto la voce «tagli alla cultura». Prima conseguenza - spiega Aldo Audisio, direttore del Museo della montagna di Torino che a metà con la Regione gestisce il forte - sei dipendenti della cooperativa di servizi che lavorano quassù si troveranno senza impiego. «Senza polemiche», tiene a dire Audisio. Ma inevitabile. Chiuderà anche il bar, che è dentro il forte, e il negozietto di cataloghi e souvenir che gli sta accanto. Nella microeconomia del luogo, dove il lavoro è come una manna, non si tratta di un contraccolpo sottovalutabile. Ma se il cartello sulla statale suonerà presto un paradosso, un progetto nel cassetto rischia di diventare assurdo se ogni anno il forte dovesse subire un periodo di chiusura invernale. Audisio - sostenuto in primis dal sindaco di Exilles, Michelangelo Castellano - vorrebbe aprire quassù un museo internazionale dello sci, il primo in Italia. Gli oggetti da esporre ci sono già: circa trecento paia di sci di tutte le epoche, per ora allineati in un deposito e affidati allopera di restauro dellespertissimo quanto appassionato Amedeo Macagno. I pezzi provengono in gran parte dalla sua collezione, pezzi unici che hanno segnato la storia dello sci in Europa, da quella sportiva a quella industriale, ma anche turistica e culturale. Non mancano alcune chicche, tra cui gli attrezzi delle imprese di Piero Gros, Manuela Di Centa e Stefania Belmondo. E non sarebbe solo unesposizione di sci e bastoncini: il Museo della montagna di Torino, spiega Audisio, potrebbe mettere a disposizione molto materiale fotografico e cinematografico ora chiuso negli archivi. Il sindaco Castellano non può che essere daccordo: «Passi questa chiusura invernale, ma a patto che sia un episodio isolato e che diventi momento di studio e progettazione per una prossima fruizione dinamica del forte. Noi intendiamo fare la nostra piccola parte, ad esempio sgomberando la neve dai piazzali per renderli sempre accessibili». Resta nel solco della tradizione, il sindaco, che è anche il geometra del luogo: il paese, oggi quasi trecento residenti che si moltiplicano destate, ha sempre seguito, nel bene e nel male, le sorti del forte: lultima volta nel 1943, quando gli alpini lasciarono la fortezza decretando la morte civile del borgo. Ma la storia si perde allinizio dello scorso millennio ed è contrassegnata da un secolare contrasto tra Savoia e Delfinato. Tra continui rovesci, frequenti trasformazioni (e anche distruzioni) del forte, il controllo del valico del Monginevro divenne definitivamente piemontese nel 1713. Due anni dopo, i lavori che daranno vita alla imponente struttura militare come la si può ammirare ora furono affidati dal duca Vittorio Amedeo II di Savoia (quello dellassedio di Torino, per intenderci) allarchitetto Antonio Bertola. Ma questo è anche il forte della "Maschera di ferro", la leggenda alla quale attinse per Il Visconte di Bragelonne Alexandre Dumas. E se nel romanzo il fratello gemello di un avido Re Sole viene salvato dai tre moschettieri, altri narratori certificano il passaggio - obtorto collo - a Exilles del misterioso personaggio mascherato. Se questa è leggenda, la sfida che ora attende il forte è reale e meno cruenta: dal museo dello sci, che troverebbe posto in una grande ala del forte i cui restauri sono giunti quasi al termine, alla realizzazione dellascensore che dovrebbe garantire un accesso molto più agevole (adesso, è innegabile, la scarpinata per raggiungere i vari livelli della fortificazione è bella ripida e in inverno cè neve e ghiaccio). «Lascensore - spiega Audisio - segnerà una svolta per la fortezza». E il sindaco Castellano immagina già di poter riesumare un progetto elaborato poco dopo la riapertura del forte, nel 2000, che prevede anche la collocazione di alcune attività commerciali entro le mura. Nellattesa che la Regione cambi idea a proposito della chiusura, è certamente consigliabile una visita, magari proprio in occasione del Ferragosto: chi è già stato alla Reggia di Venaria resterà sorpreso dagli allestimenti del museo dedicato alle truppe alpine e alla vita nel forte, curato magistralmente da Richi Ferrero, il quale ricrea con mirabili artifici la suggestione dellattività militare in montagna. E poi laria è fresca e nella trattoria del paese si beve un buon vino locale. Atmosfera di vera "montanità", come la definisce il sindaco-geometra.