Un lavoro ispirato alla costiera amalfitana nel ristorante di Fellini e Mastroianni Capri ricoperta di grigio come Pompei seppellita dalla cenere del Vesuvio. Così il murale dautore sulle pareti di un locale storico di Roma scompare tra gli arredi "new brutalism", gli scaffali e i vestiti alla moda di una gigantesca jeanseria. Una mano di vernice grigia ha spento la vibrazione del graffito, ispirato alla Costiera Amalfitana, che Leoncillo Leonardi realizzò durante il Ventennio scavando immagini e segni nel muro dellosteria "Capri" di via della Frezza. Quellopera darte è rimasta intatta nella sala del camino anche negli anni in cui, a partire dal 1952, il locale è stato trasformato nell"Augustea" di Ludovico e del figlio Romolo Angelieri: il ristorante dei dopo teatro di Mastroianni e Fellini, delle tavolate dartista con Carla Accardi, Luigi Ontani, Jannis Kounellis, ma anche delle cene di Craxi, Martelli e De Michelis nella "Roma da bere" degli anni Ottanta. Non sappiamo che fine abbia fatto la boiserie in stile impero, con clipei e busti di imperatori alle pareti, realizzata nel dopoguerra per far sentire gli avventori avvolti nel clima di Roma antica formato Cinecittà e nellimpero vero del vicinissimo mausoleo di Augusto. Ma il paesaggio caprese reinventato dal grande ceramista e scultore umbro (Leoncillo nacque a Spoleto nel 1915 e morì a Roma nel 1968) è ancora lì, nella saletta dell"Augustea" che portava alle cucine. Eppure lopera è irriconoscibile. Il contesto è completamente cambiato. E limmagine appare snaturata. Larredamento del "Levis Store" inaugurato su via del Corso il 4 luglio è ispirato alla metropoli americana (muri di mattoni a vista, travi e putrelle di acciaio, pareti délabré come quelle delle periferie abbandonate o di alcuni capi di abbigliamento) e non alle curve della Costiera amalfitana. In più, sul segno leggerissimo del maestro umbro - che nella sua opera partì da una figurazione di impianto espressionista (lArpia, il San Sebastiano, la Madre romana uccisa dai tedeschi) per approdare alla grande stagione dellInformale - è stata stesa una pesante mano di vernice color cenere. Notizie su questa commissione romana dellartista (una delle tante decorazioni realizzate per palazzi e locali della sua città dadozione) si trovano probabilmente nellarchivio privato, ancora da studiare, lasciato dagli eredi a Spoleto. Il ricordo più fresco e preciso del graffito originario è però nelle parole di Luigi Ontani che nel 2003, su queste pagine, davanti alla notizia che lAugustea chiudeva i battenti, tra laltro scriveva: «È vero, nella trama dei segni impressi nellintonaco si può riconoscere una barchetta, oppure uno scoglio. Ma il senso generale dellopera è quello di un miraggio. Un miraggio astratto che è sopravvissuto fino a oggi». Poi lappello: «Dobbiamo fare in modo che possa tornare ad apparire ai viandanti cui Roma sempre mostra, con disinvoltura, i suoi segreti».