Abituati a vederlo in giacca, cravatta e sigarettina senza filtro, Giovanni Gentile in versione summer è alquanto insolito. Il presidente degli industriali fiorentini in questi giorni si sta rilassando al sole della Versilia ma, tra una partita di tennis e l'altra, programma i prossimi impegni. Lo abbiamo incontrato al Bagno Santa Maria di Forte dei Marmi. Anche lei versiliese... d'adozione? Sono 40 anni che vengo sempre a Forte dei Marmi. E uno dei luoghi più belli d'Europa, c'è tutto e soprattutto è bello perché puoi fare tutti i tipi di vita che vuoi, la vita ritirata oppure quella mondana. Ma un presidente degli industriali si riposa fino in fondo o ha sempre la mente occupata? Questa settimana è stata sempre di lavoro. Purtroppo problemi ce ne sono sempre, anche di natura sindacale, vertenze etc.. Ora ci sono alcuni giorni di fermo istituzionale e poi il 24-25 agosto si riprende in pieno l'attività. Le nostre aziende di Confindustria sono in una situazione di relativa tranquillità nel senso che i nostri accordi di ricorso alla cassa integrazione vanno molto oltre l'autunno e quindi non abbiamo timori di dipendenti che vadano a casa senza quel minimo di protezione, di ammortizzatori sociali che è data dalla cassa integrazione ordinaria. Resta la preoccupazione per aziende che hanno difficoltà vere e quindi difficoltà di mercato e non parlo di quelle che vanno male, bensì delle altre che dimostrano buone possibilità di andare avanti, hanno prodotti appetibili dal mercato ma soffrono per la riduzione della domanda. Facciamo un'azione forte che riguarda le nostre imprese, soprattutto quelle piccole indirizzandole a degli accorpamenti tra di loro; è l'unico modo alternativo alla chiusura. Per il nostro territorio abbiamo una nuova amministrazione e stiamo cercando di collaborare il più possibile, ritenendo che oggi non sia il momento delle contrapposizioni, ma della collaborazione e della cooperazione. Così come abbiamo favorito in tutti i modi una collaborazione tra Governo centrale e amministrazioni locali, c'è un incontro con Bondi e con Bonaiuti a settembre e da questo ci aspettiamo qualcosa di buono. Il problema principale del nostro territorio è comunque quello delle infrastrutture: riguardano non solo la fisionomia di identità e il futuro della città ma anche il lavoro. In attesa di una legge speciale... Noi siamo stati i fautori di questo fin dal primo momento e vediamo che oggi su questo c'è un atteggiamento di apertura anche dopo l'intervento di Berlusconi a Firenze che l'aveva promessa. Giustamente le nostre amministrazioni, il sindaco soprattutto, stanno puntando su quello. Un altro tema che le sta a cuore è quello del Forum internazionale dei beni culturali, la cosiddetta Davos della cultura . Ci sono novità? Questa iniziativa parrebbe fuori dagli orizzonti delle attività di chi fa industria, di chi fa impresa etc.. Invece lo considero un progetto di industria culturale, che va gestito con criteri di imprenditorialità e non solo come un evento spot da votare. I beni culturali a Firenze rappresentano una delle leve principali delle attività, così come all'interno di Confindustria abbiamo molte imprese che lavorano in questo ambito: dal restauro alle tecnologie innovative al servizio dei beni culturali, abbiamo un tessuto di imprese che ha solo da avvantaggiarsi da un'iniziativa del genere. L'obiettivo è rendere di nuovo Firenze attrattiva in ambito internazionale con un evento che si svolgerà ogni due anni. La cadenza sarà questa? Sì, abbiamo stabilito di farla biennale per ragioni anche di carattere organizzativo. Negli anni pari il territorio fiorentino catalizzerà l'attenzione di tutto il mondo per elaborazioni. discussioni. approfondimenti e quant'altro sul tema dei beni culturali e paesaggistici. Questo ci sembra dal favore che sta accogliendo da tutte le parti il progetto, sia sul piano degli enti pubblici a cominciare dal Governo, il Ministero dei beni culturali e il sottosegretario Bonaiuti che ci ha incoraggiato molto in questa vicenda, sia sul piano delle istituzioni locali Regione, Provincia e Comune, e su quelle delle nostre imprese che possono trarre vantaggio dall'elaborazione prima e dall'attivazione poi di un evento di questo genere. E poi ribadisco: l'evento sarà biennale ma, nella mia idea, dovrebbe essere un qualcosa che lavora permanentemente su Firenze, coinvolgendo il più possibile le energie della città. E non mi riferisco solo al restauro, ma al tessuto di attività artigianali di alto profilo che tende a sparire e che, invece, un'iniziativa così potrebbe rivitalizzare. Questo funzionerà se riusciremo a dare all'iniziativa un respiro permanente, cioè tra un'edizione e l'altra dovranno essere attivate appuntamenti divario genere. Vogliamo dare un nome particolare all'iniziativa o continuiamo a chiamarla Davos dei beni culturali? Io la chiamerei, una volta per tutte, Biennale internazionale dei beni culturali e paesaggistici. Suona bene. Prevista anche la creazione di un marchio? Certo. Sarà un marchio che individuerà una serie disotto attività di natura permanente. Questo evento dovrebbe avere due autostrade: una è quella scientifica e un'altra che è quella del coinvolgimento nella città. Penso per esempio a degli artisti che vengono a lavorare a Firenze in certi periodi dell'anno trovandogli un luogo adatto, penso all'aspetto della contemporaneità che oggi è importantissimo e che coinvolge tanti giovani, penso alla ricerca di sponsor e a una grossa iniziativa in concomitanza dell'apertura dei lavori. Qualche anticipazione? E troppo presto. Ma le idee non mancano e in una impresa del genere è la merce più preziosa...