Al convegno di «Italia Nostra» associazioni. Fai-Wwf in coro contro il Codice Urbani: mercifica il nostro patrimonio artistico ROMA «Tre generazioni di testardi sognatori... ». Così li ha definiti ieri Desideria Pasolini dall'Onda, Presidente di «Italia Nostra» - aprendo il Convegno Nazionale «Italia ancora da salvare», in Campidoglio -, quegli amici che nel dopoguerra, prima, e poi via via fino ad oggi (tre generazioni appunto), attraverso l'Associazione nata nel '55, hanno continuato ad additare a chi spesso non l'intendeva (governanti, istituzioni, politici ) «il dovere etico di conservare il nostro Paese, con tutto il suo patrimonio, paesaggistico, archeologico, artistico, architettonico, e, in senso lato, culturale. Perché, diceva Zanotti Bianco, «la conservazione è la vera innovazione». «Questo era ed è il nostre Dna», ha ribadito la Presidente: ed ha snocciolato i nomi di allora e di oggi, da Zanotti Bianco, appunto, ad Elena Croce - «che diede un'ampiezza europea alla nostra idea di tutela dei beni culturali» - al giovane, allora, Cesare Brandi, dalla cui testa nacque il progetto e quindi in possibile la realizzazione dell'Istituto Centrale del Restauro:e poi Giovanni Urbani, costretto a dimettersi dalla carica dì Direttore dell'Istituto, perché non cedeva ai compromessi, e Giorgio Basami, «che, per colpa, sospetto, di "Italia Nostra", non ebbe mai il seggio di senatore a vita... ». Fino ad Antonio Cederna, e alle sue battaglie su il Mondo di Pannunzio, ed ai suoi ironici strali contro chi non rispettava la bellezza del paese; per esempio, per Roma, quella sua rubrica intitolata «Roma eternità». «Ma se negli Anni Sessanta - ha continuato la Presidente - organizziamo, con Antonio e con li Mondo, la mostra intitolala «Italia da salvare», mostrando le eloquenti fotografie dei disastri allora recenti della guerra e di quelli incombenti della speculazione edilizia, oggi questo Convegno che abbiamo voluto intitolare, non a caso, "Italia ancora da salvare", vuole segnalare quali sono i pericoli incombenti: primo fra tutti lo stravolgimento subito dalla nozione di bene culturale, valutato solo in funzione della sua redditività economica diretta». Ed ha citato una storica asserzione del Ministro Urbani, secondo il quale l'Italia possiede il più grande patrimonio artistico mondiale, ma non ne ricava nessun reddito. «Ma pur essendo testardi e sognatori abbiamo i piedi ben piantati per terra; perciò, dopo le ultime nomine fatte dal Ministero dei Beni Culturali, nomine che richiederebbero di aggiungere al titolo del nostro convegno un altro grido d'allarme, "Ministero da salvare!", chiediamo che si fissino immediatamente gli standard minimi di competenza scientifica e accademica di coloro a cui è affidata la gestione dei beni culturali». (E Irene Berlingò, candidata dei Verdi alle elezioni europee, si è poi chiesta quali titoli di competenza specifica abbia il segretario del Ministro Urbani, Mario Turetta, designato a Direttore Regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Piemonte). In breve, tutte le numerose Associazioni presenti ieri al convegno - dal FAI al WWF, agli Ambientalisti di Guido Pollice - hanno dichiarate che articoleranno una serie di osservazioni contro il Codice Urbani. Che tra l'altro - e questo l'ha ribadito nel suo intervento Giuseppe Chiarante - è calato dall'alto evitando accuratamente ogni consultazione, per esempio, anche con il Consiglic Nazionale, organo interno dello stesso Ministerc dei BB.CC.