Nel piano B, l'uscita d'emergenza del Duomo dalla crisi, ci sono solo tagli. Alla manutenzione, ai restauri, ai titoli azionari, ai fornitori e alle collaborazioni culturali e scientifiche. Il bilancio preventivo della Veneranda Fabbrica ha uno scoperto di 1,5 milioni e un'economia di gestione virtuosa non basta, da sola, a recuperare quei soldi. Serve un soccorso esterno, un aiuto subito. Il fondo promesso da Letizia Moratti ripianerebbe interamente il buco e darebbe un po' d'ossigeno all'istituzione che a fine anno perderà il contributo statale da 2,5 milioni di euro (è l'ultima rata). Senza il finanziamento di Palazzo Marino, il piano B non sarebbe più un'opzione, ma l'unica possibilità. Con il conseguente drastico ridimensionamento degl'investimenti in prevenzione, cure e interventi sulle parti antiche e fragili del Duomo. Alla Fabbrica lo pensano, e a pensarlo vien male: se nessuno mette mano al portafogli rischia di saltare l'attuale modello di conservazione della cattedrale. Come una ditta qualsiasi. Due dipendenti sono appena andati in pensione e non sono stati sostituiti. È stata rallentata l'attività di estrazione dei marmi dalle cave di Candoglia e fortuna che l'ultima vena è davvero produttiva, regala pietra buona senza sforzi, servirà al ritocco della Guglia Maggiore. In questa fase d'incertezza il Duomo non ha rinnovato i contratti con i fornitori (a supporto dell'attività edile e di restauro), ha spostato alcuni lavoratori da Candoglia a Milano e ha esternalizzato le attività di rilievo e misurazione dei restauri. La Veneranda Fabbrica subisce la crisi e come le altre imprese razionalizza, risparmia, sfoltisce. E rivede i conti. Il 30 per cento delle entrate a bilancio è composto da finanziamenti pubblici. Sono fondi strutturali. Lo Stato ha versato 50 milioni di euro in dieci anni e nel 2009 ha staccato un'ultima cedola da 2,5 milioni. Il Comune ha chiuso i rapporti economici nel 2005 (salvo qualche iniziativa isolata, eventi e concerti) ma ad aprile ha annunciato il ritorno al passato. Un milione e mezzo di euro l'anno. L'attività della Fabbrica viene definita «incomprimibile», nel senso che si fa il necessario e non si sciala. Ecco: senza nuovi fondi l'attività del Duomo sarebbe compressa per la prima volta da tempo. Il piano B, nel 2010, prevede la vendita di una parte del patrimonio mobile, la liquidazione di titoli e partecipazioni. Per il resto, rimanda tutto ciò che non riguarda il restauro strutturale della cattedrale. E dunque: niente riapertura del Museo del Duomo, nessun ulteriore investimento sull'area archeologica sotterranea di Santa Tecla e nei servizi turistici (informatizzazione degli ingressi), blocco del rinnovo dei macchinari per la lavorazione del marmo. In Duomo hanno una brutta sensazione. E cioè che in Comune trovino i soldi per questo e quello, ma non per la cattedrale. Sarà. La certezza, al momento, è che la Veneranda Fabbrica sta limando il piano d'emergenza nell'ottica dell' hic et nunc , del qui e ora, «con il Duomo ridotto a vivere anno per anno, senza più la storica e consolidata programmazione sul lungo periodo». Una priorità per volta. Come una ditta qualsiasi. Armando Stella
MILANO - Pronto il piano dei tagli. Ultimatum: Senza risorse il Museo resterà chiuso
Il Duomo di Milano sta vivendo una crisi finanziaria. Il piano B, l'uscita d'emergenza, prevede tagli in tutti i settori, come la manutenzione, i restauri e le collaborazioni culturali. Il bilancio preventivo della Veneranda Fabbrica ha uno scoperto di 1,5 milioni, ma non è sufficiente per recuperare i soldi. Serve un soccorso esterno, come il fondi promesso da Letizia Moratti, per ripianare il buco. Senza il finanziamento di Palazzo Marino, il piano B non sarebbe più un'opzione.
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