LIVORNO. Il 2010 sarà l'anno dei garibaldini. Lo ha reso noto in questi giorni il sindaco Alessandro Cosimi prendendo spunto dalle aggressioni striscianti da parte della Lega ai simboli dell'unità d'Italia. Uscite che, dice Cosimi, «sarebbero risibili se la Lega non fosse determinante nella maggioranza di governo». La decisione arriva in vista del 150 anniversario dell'unità d'Italia che ricorrerà nel 2011. L'anno che verrà dovrà essere di preparazione per la riscoperta dei valori risorgimentali, con la formazione di un Comitato di indirizzo che raccolga personalità della politica, delle istituzioni e delle professioni in grado di mettere a punto le iniziative per l'anniversario. Perché il garibaldinismo, ricorda Cosimi, è stato davvero il tratto distintivo della Livorno ottocentesca. «Dopo l'estate - spiega l'assessore alla cultura Mario Tredici - lavoreremo per mettere insieme le menti più preziose di cui disponiamo per dare il nostro contributo all'anniversario. Ora che si avverte un certo grado di smarrimento del senso di identità nazionale e un abbassamento della qualità del sentirsi italiani». Non tutti sanno che nel 1860 trentacinque livornesi salparono dalle nostre coste col piroscafo Etruria, capitanato da Jacopo Sgarallino, destinazione Quarto. Laggiù si unirono agli altri volontari passati alla storia come "I Mille". A bordo della nave "Il Lombardo", comandata da Nino Bixio (il direttore macchine era Giuseppe Orlando) sbarcarono a Marsala per dare inizio alla storia dell'unità d'Italia. Un altro contingente di 77 volontari guidati da Andrea Sgarallino era diretto alle porte di Roma. La deviazione verso lo Stato Pontificio era stata architettata per far credere che l'obiettivo della missione fosse la presa di Roma, mossa per depistare la flotta borbonica di stanza in Sicilia. Come si legge dalle pagine di Pier Fernando Giorgetti e Luigi Donolo, questo gruppo sbarcò a Talamone il 5 maggio 1860 e quando anche Il Piemonte e il Lombardo gettarono le ancore a Talamone i volontari vennero ordinati in nuove compagnie, una delle quali portava il nome di Livorno. Il sacrificio dei nostri concittadini si spinse anche oltre. Organizzati e guidati da Vincenzo Malenchini, altri 800 livornesi rinfoltirono il contingente toscano diretto al seguito di Garibaldi. Ancora oggi, al Calambrone una lapide commemora il luogo dal quale salparono il 19 giugno 1860. Infine, un'ultima spedizione di 2mila uomini, diretta sempre in Sicilia, vide tra le sue fila anche Giovanni Guarducci che era stato a capo della difesa di Livorno nel maggio del 1949. Garibaldino fu anche il fondatore del nostro giornale, Giuseppe Bandi, autore de "I Mille", uno dei libri più importanti sul nostro Risorgimento. Che non fu solo idee e valori. L'Ottocento livornese fu, prima di tutto, azione. E da Livorno arriva il "la" per un viaggio nel tempo dal sapore storico-politico. Elisa Sironi