Il furto sacrilego denunciato ai carabinieri di Calci. L'opera era custodita nella pieve romanica I ladri hanno smurato i pilastri di ferro, ma nessuno ha visto e sentito nientE Hanno rubato San Ermolao. Non la reliquia conservata nella pieve romanica, ma la statua del santo. Del patrono della Vallegraziosa, salito agli onori degli altari, esiste una pregevole scultura di marmo. Quest'opera, alla quale i calcesani sono sempre stati molto legati, è stata trafugata dall'edicola in cui era custodita, nel rione della Cava. Un furto a dir poco clamoroso che tra l'altro offende il sentimento religioso dei credenti e turba i laici i quali pure tengono a certe tradizioni. Difficile stabilire il valore della statua portata via dal luogo che rappresenta un punto di riferimento strategico per tutti. Sembra che sia stata realizzata e messa in tale luogo in segno di gratitudine verso Gaetano Coppini, un benemerito maestro muratore che ha costruito il ponte sulla Zambra, un ruscello che scende giù dal monte pisano per andare a finire nell'Arno a Caprona. Quanto è successo presenta alcune anomalie ora al vaglio dei carabinieri della caserma dei carabinieri a cui il furto è stato denunciato. Gli uomini dell'Arma hanno effettuato più di un sopralluogo perché qualcosa non sembra quadrare. In un primo momento qualcuno nota che il cancelletto che protegge l'edicola è contorto e cadente. Una circostanza, nei commenti degli abitanti di via Cava, piuttosto strana. Forse un tentativo di spregio? L'ipotesi non regge. Dopo due o tre giorni il cancelletto non c'è più. Si pensa che sia stato portato ad accomodare per poi essere rimesso dove era. Qualcuno però, poco convinto, lo cerca lungo il torrente. E siamo al terzo tempo: la statua di San Ermolao sparisce. Come volatilizzata. Viene strappata dalla base, i pilastri di ferro contorti e rimossi. Ciò ha richiesto forza e del tempo. Poi l'operazione di trasporto e trasbordo presumibilmente su un camion. Sorpresa nella sorpresa: nessuno ha visto o sentito niente. E pensare che tutto è avvenuto in un centro abitato. Il commento di Osavaldo Coppini, discendente di Eugenio: «Non ci sono parole. Si rimane allibiti. È proprio vero che non c'è più religione». Tra coloro che nel pomeriggio di ieri hanno effettuato un sopralluogo anche l'assessore comunale Mario Pellegrini, che ha detto: «Qui non si salva più niente. È probabile che questo colpo sia stato commesso su commissione da trafficanti d'arte». «Io spiega - Telio Adami - abito proprio a due passi, ma non mi sono accorto quello che stava succedendo. Non riesco proprio a capacitarmi». Infine una annotazione importante: si dovrebbe escogitare un sistema di vigilanza e di controllo più capillare per i tanti monumenti e chiese del nostro territorio. Purtroppo mancano spesso i mezzi per farvi fronte e che custodisce tanti tesori non basta per fronteggiare una microcriminalità crescente.