Goletta Verde: a Cavo non vogliamo albergo, case e parcheggio nell'area protetta Una battaglia contro qualcosa che ancora non c'è. Qualcosa che si potrebbe evitare. E per Goletta Verde si deve evitare: migliaia di metri cubi di cemento sulla costa. Sono due le missioni del veliero di Legambiente all'Elba. A Portoferraio dove è in fase di adozione una variante al piano strutturale, alla quale seguirà una modifica al regolamento urbanistico comunale, per la realizzazione del waterfront, il nuovo fronte del porto con approdi turistici da mille posti barca e nuovi insediamenti commerciali. E a Rio Marina, nella frazione di Cavo, dove tutto è pronto per realizzare case e alberghi al posto di tre vecchie tramogge "incastrate" in una zona di protezione speciale dell'Unione Europea. La tessera di un puzzle, quella de Le Paffe, sulla quale c'è scritto costruire anziché proteggere l'ambiente. Il waterfront. Due approdi turistici per circa mille posti barca. Il porto Cantieri - tra il molo numero uno dove attraccano i traghetti e Punta della Rena - per le barche più grandi (fino a 35 metri). E il nuovo porticciolo di San Giovanni: oggi un artigianale rimessaggio per imbarcazioni medio grandi e domani un approdo da 400 posti. I dettagli del progetto saranno stabiliti nel regolamento urbanistico. Per il momento c'è una filosofia d'intervento per il waterfront. A mare un numero maggiore di posti barca, a terra nuovi insediamenti produttivi, spazi per il refitting e il rimessaggio, possibilità edificatorie legate alla ricettività turistica e al commerciale. Tutt'intorno parcheggi, strade d'accesso, piste ciclabili, lungomare attrezzato. Contro tutto questo gli attivisti di Goletta Verde, ieri mattina, hanno indossato delle magliette gialle e, voltandosi verso gli obiettivi di macchine fotografiche e telecamere, hanno detto "no waterfront", che per il rappresentante elbano di Legambiente, Umberto Mazzantini, significa «una radicale riscrittura col cemento del golfo di Portoferraio». All'associazione stanno a cuore, in particolare, alcune aree inglobate nel maxi progetto: le Saline, Punta della Rena, le foci dei fossi che si affacciano sul golfo «da inserire - prosegue Mazzantini - nel sito di importanza regionale Le Prade-Schiopparello-Mola». Legambiente pensa ad un'Oasi. Diversa però da quella pur prevista nel piano del Comune che intende mettere sotto tutela l'area delle terme di San Giovanni e quella di fronte al promontorio delle Grotte. Il progetto ha già ottenuto la "benedizione" di Regione e Provincia. Anzi: fa parte, ormai a pieno titolo, del Master plan dei porti regionali. Ma a Legambiente poco importa: Goletta Verde è lì a dimostrare che il progetto «ha ben poco di nuovo - conclude Mazzantini - il modello è quello vecchio del cemento e dell'occupazione della costa». Le Paffe. Uno dei due parcheggi previsti nel piano di recupero de Le Paffe a Cavo sarà realizzato fronte mare, proprio dove domenica gli attivisti di Legambiente sono sbarcati con striscioni e bandiere. Auto vista mare, insomma, a servizio di un nuovo albergo e di nuove case per un totale di 5mila 543 metri cubi di costruzioni. Il tutto al posto di tre vecchie tramogge, un tempo utilizzate nell'attività estrattiva del calcare. Chiuse le miniere anche i resti della principale economia del territorio si trasformano. Ricchezza, oggi, significa turismo. Quindi posti letto. Quindi mattone. Una logica che Legambiente contesta con sventolii di bandiere e accuse all'amministrazione comunale di Rio Marina che avrebbe violato - fanno notare gli ambientalisti - le previsioni degli strumenti urbanistici. Il sindaco di Rio Marina, Francesco Bosi, preferisce non commentare la sortita di Goletta Verde che pure nei confronti del suo Comune non fa sconti: ripercorre a tappe l'intera vicenda, tira fuori i numeri e soprattutto l'idea originaria del progetto. Quella cioè di recuperare l'area delle tramogge al servizio di un nuovo approdo turistico a Cavo.