SIRACUSA . «Oggi lavoriamo con molta più attenzione, in maniera organizzata. Sono finiti i tempi in cui un turista trovava un'anfora e avvertiva i carabinieri: partivano mio padre, Vincenzo Tusa, o Luigi Bernabò Brea e cercavano di salvare il salvabile». Sebastiano Tusa guarda i rilevamenti del sonar, segue i monitor, è appena sceso dall'altra imbarcazione di appoggio ai sommozzatori. «Abbiamo compiti di verifica e tutela, cerchiamo di collaborare - spiega il creatore della Soprintendenza del Mare-. Dopo il boom delle crociere, ci è stato chiesto di approvare l'adeguamento dei porti. Per farlo, dobbiamo controllare a tappeto i fondali: sono ricerche preventive che eviteranno guai, come la distruzione di reperti, da un lato, o dall'altro, il blocco dei lavori per ritrovamenti che poi non risultano essere importanti». Sebastiano Tusa è in partenza a breve: la Soprintendenza del Mare collaborerà infatti con il Centro di archeologia subacquea giapponese guidato da mister Ayadashi, ad una missione per il ritrovamento della flotta di Kubilai Khan, condottiero mongolo e fondatore del primo impero cinese, quello del Milione di Marco Polo, per intenderci. Gli archeologi siciliani parteciperanno a due ricognizioni a sud dell'isola di Ojika, nella prefettura di Nakasaki, dove sono stati individuati dei relitti: se le ipotesi fossero confermate, si tratterebbe appunto della flotta mongola forte di un migliaio di navi e 45.000 uomini, sterminata nel 1274 da un tifone mentre stava attaccando il Giappone. Unaltra missione siciliana è in corso vicino Cirene, in Libia, dove è stata scoperta una nave veneziana, ma soprattutto una città sommersa romana nel golfo di Tobruk.