Dipinti, gessi e mosaici erano a rischio, il primo intervento sulla navata centrale «Lo scriva: per il restauro della Basifica di Pompei nessuno tra Comune, Provincia e Regione ha tirato fuori un solo centesimo. Solo il ministro Rutelli, quand'era il responsabile del Beni Culturali si attivò per farci avere un finanziamento di due milioni di euro. E con quei fondi che stiamo portando avanti il recupero della Basilica. È un fiume in piena monsignor Carlo Liberati, arcivescovo della pontificia basilica di Pompei, e non usa mezzi termini per esprimere la sua amarezza mentre si muove agile tra i tubi dei ponteggi che salgono sino a venti metri d'altezza, segnalando sia i danni del tempo e dell'incuria degli uomini sia la bellezza e la qualità dei restauri che in questo primo lotto di interventi hanno interessato la navata centrale. "Ma lo sa che se non mi fossi attivato immediatamente appena dopo la nomina - continua il presule - e non avessi fatto fare, a spese della Prelatura, rilievi, misurazioni, spaccati architettonici e pittorici avremmo rischiato di perdere forse l'ultimo esempio di architettura religiosa dell' Ottocento italiano?». Il fatto è che il tempio, edificato tra il 1876 e il 1891 da Bartolo Longo in onore della Vergine del Rosario, rischiava di vedere ridotti in pezzi migliaia di metri quadrati di pitture e di mosaici; senza contare che i gessi a rilievo che ornavano la cupola in alcuni punti erano danneggiati per le infiltrazioni di acqua piovana e per l'anidride carbonica e l'umidità del respiro dei fedeli. A tutto questo va aggiunta la progressiva scomparsa di colori e drappeggi delle figure di santi e profeti quasi spariti sotto lo strato di sporco e smog. - Il primo lotto di lavori realizzato dagli specialisti di Ambra restauri e Cosenza - sotto l'alta sorveglianza di Orsola Foglia e Angela Schiattarella, funzionari delle due sovrintendenze competenti, per i Beni architettonici e per quelli storici seguiti dall'architetto Michele Varone per il Santuario, ha interessato il cosiddetto Grottone, la volta centrale della navata principale. Lassù, su quello che era il nucleo più antico chiesa, quando ancora a sostenere la volta era una capriata di legno, le infiltrazioni dovute alle sconnessione tra le tegole avevano procurato danni terribili sul dipinto centrale: una bella tempera di Vincenzo Paliotti datata 1888 e raffigurante «L'incoronazione della Vergine Maria». La pellicola pittorica era quasi del tutto scollata dalla sottostante base e perdeva, di continuo, pezzi di colore; la brillantezza delle pitture, poi, era stata alterata dalla polvere e dal nerofumo delle candele. Se a questo si aggiungono le maldestre ridipinture di cui era stato fatto oggetto la scena nel vano tentativo di mascherare la perdita dell'antico colore ben si comprende la gravità della situazione e la delicatezza dell'intervento che andava strutturato. Delicata è anche la situazione dei mosaici, bisognosi di consolidamenti, le cui tessere variamente colorate in roso, azzurro, verde e pro vennero approntate nelle fornaci di Murano. Tra qualche mese, terminato questo lotto, si metterà mano alle navate laterali fortemente degradate, partendo da quella di destra. I semiarchi e le colonne che discendono dai lucernai sorreggendo le cupolette zeppe di delicati dipinti e motivi floreali, rischiavano difatti di scomparire. Tutto documentato dal Prelato che pensò bene di fotografare il tutto circa quattro anni fa, quando si accorse che le acque piovane cancellavano gli ornati. I fondi stanziati assicurano per solo restauri parziali. Per completare il lavoro servono ancora quattro milioni di euro - «Li troverò - afferma l'arcivescovo - chiederò sponsorizzazioni e aiuto a chiunque sia in grado di offrirmeli» e, annuncia: «A settembre arriverà il ministro Bondi: ho avuto ieri la conferma da Salvatore Nastasi, suo capo di Gabinetto. Bondi è un uomo sensibile, anche da lui mi aspetto un intervento a sostegno del recupero di un tempio tant importante per la cristianità».