Sezze, scavi sospesi fino alla perizia della Soprintendenza Sarà depositata domani mattina la relazione dell'archeologa Elisabetta Bruckner, responsabile scientifica del Muso Comunale di Sezze, diretto da Jheff Anelli. Il documento sarà inviato al responsabile del procedimento amministrativo del cantiere di Ponte della Valle, l'architetto Anna Rita Vertecchi, e per conoscenza a Nicoletta Cassieri della Soprintendenza dei Beni Architettonici del Lazio. Conterrà gli elementi di analisi oggettiva di ciò che è stato ritrovato nel corso dell'escavazione effettuata dalla ditta Molinaro in fase di realizzazione della rotonda per l'accesso al terminal del futuro parcheggio di Sant'Andrea: un'anfora, un' urna cineraria ed una serie di tegole poste in linea perpendicolare rispetto al luogo di rilevamento. Il cantiere resterà chiuso fino a quando la dottoressa Nicoletta Cassieri non effettuerà le verifiche per conto della Sovraintendenza dei Beni Aicheologici. Sulla vicenda, intanto, si solleva un dubbio. Prende infatti corpo l'ipotesi che dall'area dello scavo possa essere stata asportata una grande pietra rettangolare, vista e conosciuta da molti, e da alcuni fotografata in passato. Una pietra, il cui valore è tutto da dimostrare, spaccata e portata altrove. Di che pietra si parla dunque? Un maso informe? E allora perché sarebbe stato «fotografato»? Siamo di fronte alla distruzione di un bene monumentale dello Stato mai catalogato? Oppure le impressioni dei cittadini sono prive di fondamento? La storia, purtroppo si ripete per analogia. Già nell'800, Filippo Lombardini, stimato storico setino, scrisse che durante la costruzione dell'acquedotto, un'opera di capitale importanza per il popolo setino, dietro la Chiesa della Pace, alcuni operai rinvennero una scritta che fu riportata a Sezze in frantumi e mancante di alcune parti, presumibilmente appartenete al Tempio eretto in onore di Augusto Imperatore, tempio posto, secondo Lombardini, proprio a ridosso del Ponte della Valle, e sul quale, sul finire dell'800 ancora se ne potevano individuare ad occhio nudo i ruderi come i frammenti laterizi di tombe e scheletri umani.. Cosa fosse quel luogo, una necropoli o un'area sacrificale, non si sa. Le domande sono altre. Perché pur essendo ricco di reperti questo territorio non è mai stato valorizzato nel modo dovuto? A dimostrazione dello scarso interesse, l'assenza di un museo conservativo, che consentirebbe di esporre a Sezze i reperti rinvenuti intorno alla città, che invece prendono la via Appia per andare a Roma e a Tivoli. Che fine ha fatto, ad esempio, la Fanciulla di Sezze? Perché non possiamo ammirarla nel nostro museo civico?