Appalti L'allarme del governatore: arrivano segnali da più parti Il generale Mori in un pool per la legalità Gli sono «arrivati segnali da più parti», notizie su «tentativi d'infiltrazioni mafiose » nei cantieri della Lombardia che lavora all'Expo. Il presidente Roberto Formigoni si dice «molto, molto preoccupato »: «Camorra e 'ndrangheta sono un rischio alto, reale», in una Regione che ha «fame di infrastrutture » e ha stanziato 11 miliardi di euro in tre anni per autostrade, metrò e ospedali. Una trama di appalti e subappalti che ora il Pirellone vuole proteggere con «un muro» in più: un «Comitato per la legalità» affiancherà il governatore nella «prevenzione al crimine organizzato ». Ne faranno parte, l'annuncio è di ieri, «quattro servitori dello Stato»: il magistrato Salvatore Boemi (già collaboratore di Giovanni Falcone), Giuseppe Grechi (presidente uscente della Corte d'Appello di Milano), il generale dei carabinieri Mario Mori (protagonista dell'arresto di Totò Riina) e Giuseppe De Donno (capo di gabinetto di Mori al Sisde fino al 2007). Il pool antimafia si insedierà a settembre. «Contrastare il rischio ambientale » e difendere l'Expo. Sono gli obiettivi fissati da Formigoni in una fase strategica e delicata, il percorso verso l'Esposizione del 2015: «Non voglio che la criminalità s'insinui». Il pericolo c'è, concreto, visti i regolamenti di conti che hanno insanguinato l'hinterland milanese quest'anno, i blitz contro i clan che gestiscono il movimento terra nei cantieri e le inchieste sui legami sempre più stretti tra narcotrafficanti sudamericani e 'ndrine calabresi (i soldi della cocaina vengono ripuliti anche con il cemento della Lombardia). L'attività del Comitato, precisa il governatore, «non interferisce e non si sostituisce alle istituzioni»: si aggiunge per «monitorare, vigilare, studiare le procedure di controllo degli appalti e dare consulenza alle imprese». In pratica, lo scopo che avrebbe avuto pure la commissione antimafia chiesta dal Pd in Comune e affossata dalla maggioranza del sindaco Letizia Moratti. Che ne dice, governatore, della scelta di Milano? «Non mi pronuncio. Ma, personalmente, da tempo avverto segnali d'allarme». Due mosse per difendersi dalle cosche. Prima un protocollo d'intesa sulla trasparenza di gare e appalti firmato il 31 luglio, in Prefettura. Ora un comitato di garanti motivato dalla «grande preoccupazione» per il rischio d'infiltrazioni criminali. «Io ho un duplice dovere insiste il presidente lombardo . Realizzare le infrastrutture di cui la Regione ha bisogno e vigilare a vantaggio delle imprese sane». Due dei super-saggi sono, come detto, il generale Mori e il colonnello De Donno, entrambi finiti al centro delle recenti polemiche sulla cosiddetta trattativa fra Stato e mafia che sarebbe avvenuta a ridosso delle stragi del '92. La macchina Expo deve realizzare almeno le 30 opere «essenziali e connesse» inserite nel dossier di candidatura. Tra queste ci sono l'autostrada Brescia- Bergamo-Milano, la Pedemontana, la Tangenziale est esterna di Milano e linee 4 e 5 del metrò. Fuori dossier, ma «prioritari», sono i nuovi ospedali di Milano-Niguarda, Como, Bergamo, Legnano e Vimercate. I cantieri da tutelare.
MILANO Formigoni e l'Expo: la mafia sta tentando di entrare nei lavori
Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, ha annunciato la creazione di un Comitato per la legalità per prevenire infiltrazioni mafiose nei cantieri dell'Expo. Il pool antimafia sarà composto da quattro servitori dello Stato, tra cui il generale Mario Mori e il colonnello Giuseppe De Donno. L'obiettivo è contrastare il rischio ambientale e difendere l'Expo. Il Comitato non interferirà con le istituzioni, ma monitorerà e darà consulenza alle imprese. La scelta di Milano è stata motivata dalla grande preoccupazione per il rischio d'infiltrazioni criminali.
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