Caro direttore, in merito all'articolo di Ernesto Galli della Loggia dal titolo «Una politica senza cultura» uscito ieri come fondo del Corriere della Sera , mi permetta una breve risposta. In questi ultimi quattordici anni, da quando frequento la politica, ho sempre prestato molta attenzione alle acute critiche che il professor Galli della Loggia, e con lui numerosi altri intellettuali, ha dispensato a destra e a sinistra, debbo dire, con eguale vis polemica. Ma non ricordo, mi perdoni, nessuna proposta fattiva che si potesse dedurre da queste critiche e soprattutto poche idee nuove. Quasi che la cultura abbia abdicato alla sua funzione costruttrice e preferisca solo esercitarsi nella parte destruens . Certo, ammetto che la critica sia la principale funzione della cultura, specie di una cultura incapace, in generale, di slegarsi dai retaggi marxisti, tuttavia la grande cultura quella parola che Galli della Loggia dice debba pronunciarsi con cautela è stata sempre misurata in base ai successi ottenuti, alle cose realizzate, non solo alle demolizioni portate a compimento. Se potessi decidere il titolo di un contro editoriale penserei a: «Una cultura senza politica». Perché l'atteggiamento degli intellettuali in questi ultimi sessant'anni è stato o di sudditanza oppure di fiera opposizione, quasi mai di comprensione e collaborazione. E una cultura incapace di farsi politica rischia di volgersi al velleitarismo o farsi inutile e pedante piagnisteo. Galli della Loggia non sembra percepire, e neppure sembra voglia farne parte, lo stato nascente che contraddistingue la politica oggi. Anzi nega l'autonomia e il ruolo, pur embrionale, che molte fondazioni politiche a destra e a sinistra cominciano ad avere. E se queste fondazioni nascono in certi casi anche per espressione di un singolo politico, restano comunque luoghi di elaborazione autonomi in cui si sta preparando una nuova generazione di intellettuali e politici. Magna Carta di Gaetano Quagliariello, FareFuturo di Gianfranco Fini, la Free foundation di Renato Brunetta e Franco Frattini, Nova res publica animata anche da Giulio Tremonti, ma anche per esempio Formiche, o Arel di Enrico Letta, a settembre poi Erasmo3000 che seguirò in prima persona con Mariastella Gelmini, sono espressioni della migliore cultura politica nel senso vero del termine, cioè think tank che danno un sostegno alla politica, criticano l'esistente, producono progetti per il futuro. Scomparse le ideologie, i politici più seri sanno che non ci sarà possibilità alcuna di governo se l'azione politica non sarà sostenuta dalle idee a da una seria elaborazione culturale. Del resto il successo di un movimento politico come il Pdl non può spiegarsi senza tener conto anche dell'azione politica di un intellettuale nel senso più profondo del termine come Giulio Tremonti. Per quanto riguarda il resto, dico in succinto. Galli della Loggia cita alcune istituzioni storiche (la Treccani, la Crusca, i Lincei, la Dante Alighieri) in grave difficoltà, il cui ruolo credo vada ripensato alla luce di come il mondo è cambiato. E su ogni proposta, lo ripeto, si può discutere. Secondo: Galli della Loggia si lamenta della mancanza di un progetto politico senza però tener conto dei risultati ottenuti in questo primo anno di governo. Innanzitutto, non ricorda la riforma del ministero dei Beni culturali, operante da pochi giorni, con l'istituzione di una Direzione per la valorizzazione, che va nel verso auspicato dal professore. Non più solo un'idea conservativo-museale, bensì un forte slancio verso la valorizzazione del nostro patrimonio. E poi, non apprezza il nostro tentativo di spezzare quel perverso legame tra cultura e politica, nel senso descritto sopra, che si fortifica attraverso il finanziamento diretto di alcuni settori della cultura (cinema, spettacolo). Passare dal finanziamento diretto a quello indiretto mediante l'attivazione di sistemi di defiscalizzazione, muta radicalmente il panorama. Sono solo due esempi (e si potrebbe citare anche il settore della scuola e dell'università), ma da cui si può notare che le riforme dell'attuale governo non sono casuali, semmai sul solco di una cultura liberale e riformista che è sempre stata minoritaria e avrebbe bisogno di più comprensione, sia pure critica, anche da parte di quegli intellettuali che ne sono gli attenti custodi. Ne avremo bisogno, anche per fare meglio. Ministro per i Beni e le attività culturali