Tra le circa novanta opere prestate da collezionisti privati e da gallerie si trovano firme prestigiose, da De Pisis ai performer bulgaro-americani Il Museo della Permanente, come ogni estate, rispolvera le sue collezioni storiche. Questanno però ha pensato di affiancare alle vecchie glorie una bella scelta di lavori prestati da importanti collezioni milanesi, utili a integrare le lacune di un percorso di ricerca dipanato lungo il Novecento e con un occhio di riguardo per gli episodi e gli autori legati alle vicende milanesi. Ne è venuta fuori una mostra che scongiura laria polverosa delle classiche rassegne dedicate alla pulizia dei magazzini, ma che, accostando opere note a esemplari inediti, immagini dallispirazione tardo romantica a installazioni energiche degli anni Sessanta, colpisce per la varietà di un panorama costellato di piccoli capolavori. A partire dallingresso, dove Il Mito, la tela monumentale di Sironi, icona di un mondo arcaico e ideale, fa da contraltare alla pigna, prestata dalla Fondazione Marconi, delle 28 taniche di petrolio colorate accatastate da Christo nel 1968, allepoca della sua adesione al gruppo dei Nouveau Réalistes, e ideata puntando il dito profeticamente sul potere mondiale del greggio. Curata dallo scultore Alberto Ghinzani, direttore della collezione (che a settembre sarà a sua volta protagonista di una doppia antologia alla Fondazione Stelline e al Museo di Lissone), la mostra allinea una novantina di opere firmate da maestri come Bucci, de Pisis, Rosai, Casorati, Pirandello, Morlotti, Francese, Melotti e avanti fino a Tadini e Turcato. Fra i pezzi da non perdere spicca una Composizione del 1967 di un Chighine in gran forma, un paesaggio di Arturo Tosi del 1942 uscito dalla collezione di Claudia Gian Ferrari e La lettera firmata da Achille Funi nel 1939 e concessa in prestito da Nicoletta Colombo. In assenza del famoso busto di Carlo Borghi in bronzo, opera dello scapigliato Giuseppe Grandi esposto alla mostra inaugurale della Permanente nel 1886 e oggi in trasferta a Palazzo Reale per la rassegna sulla Scapigliatura milanese, il percorso dedicato alla scultura a cavallo fra tradizione e modernità è alimentato da opere importanti come la Bambina col cerchio di Eugenio Pellini, del 1905, gioiello di forma e tenerezza. Particolarmente nutrita la sezione riservata alla Milano del secondo dopoguerra dove, accanto allinformale di Meloni, Fontana e Milani, spiccano i mattatori del realismo esistenziale: da Romagnoni a Vaglieri a Ferroni a Giuseppe Banchiere che, nel 1956, siglò unopera straordinaria dedicata ai tetti di Milano impilati gli uni sugli altri e descritti con la prospettiva allucinata di un volo radente sulla città che da solo vale una visita alla mostra. Chiude il percorso una sezione sulle ultime acquisizioni che fanno un po rimpiangere i tempi doro in cui la Permanente riceveva le prestigiose donazioni dellingegnere Giovanni Falck o poteva permettersi di acquisire opere targate Aldo Carpi o Carlo Carrà, autore di un Paesaggio toscano (esposto) di straordinaria sintesi e umanità.