Il mercato pare invincibile: invasi da gelati e pizza a taglio gli angoli più belli delle città FIRENZE. «Una battaglia persa quella contro susherie, paninoteche, primerie». Antonio Paolucci, ex sovrintendente e ministro dei Beni culturali, è caustico, reciso, nonché pessimista. Ha ragione chi si ribella, oppure il proliferare di pubblici esercizi è l'unico modo per far vivere i centri storici? «Questi fenomeni trasformano radicalmente l'identità dei nostri centri, mutandola in qualcosa di profondamente diverso. Ormai, la gente vive sempre di più in periferia e i centri, che nel frattempo si stanno spopolando, esistono soltanto come luoghi del divertimento, dell'evasione. Gli angoli più belli e caratteristici delle città, grandi e piccole, servono solo per trovare un gelataio, una pizza al taglio». Cambia anche la geografia dei marciapiedi con il boom dei tavolini, non trova? «Ci sono intere strade che non sono più praticabili. La città antica viene vista solo come luogo di attrazione, come momento di evasione, come una specie di Gardaland della notte e non più come un luogo dove si vive, ci si incontra, si discute». Se il centro, che è il fulcro di una comunità, cambia, le nostre città rischiano di smarrire la propria anima? «E' così, ma è un fatto planetario: se si va a vedere Oviedo o Siviglia succede la stessa cosa. Non c'è da meravigliarsi». La politica non può far niente, ammesso che lo voglia, contro il mercato? «Si può tentare di fare qualcosa, ma è il mercato che comanda il mondo. In via Tornabuoni a Firenze c'è Procacci, un piccolo negozio che vende panini tartufati. Se fosse lei il proprietario e le offrissero 30mila euro per far posto a un negozio che vende mutande, cosa farebbe? Direbbe di no? Non credo. Il mercato ragiona così e le sovrintendenze fanno quello che possono, i Comuni lo stesso. Diciamo le cose con franchezza, questa è una battaglia asimmetrica, con poche speranze di successo fino a che l'andazzo è questo. Gli artisti e gli intellettuali strillano un po' ogni volta che cade una nuova barriera, ma il mercato è troppo forte». Non le pare che stia cambiando anche il modo di mangiare e di passare il tempo libero? «Si modifica anche il lessico più banale. Adesso ci sono perfino le primerie e le susherie dove si mangia il pesce crudo che fino a qualche anno fa non si dava neppure al gatto». Si generano nuovi conflitti, tra abitanti e consumatori della notte. Ha ragione chi vuol dormire o chi si vuol divertire? «Un'altra battaglia perduta. Alla fine verranno cacciati pure gli ultimi residenti dei centri. Come si fa ad abitare nelle più belle piazze delle nostre città? E' impossibile e poco alla volta gli ultimi irriducibili se ne andranno a vivere anche loro in periferia». Già, ma si potrà davvero tornare indietro? «Magari ci sarà qualche cataclisma, qualche guerra e la gente smetterà di pensare solo a divertirsi dopocena...». Ma è possibile immaginare una movida meno maleducata e caciarona? «Viviamo in una società liberale nella quale non ci sono sanzioni reali verso comportamenti incivili. Il sistema tollera perfino i comportamenti dei punk a bestia...». Ma i protagonisti in negativo della movida non sono certo i punk. «Ma è lo stesso. Un po' tutti si trasformano in punk a bestia quando non ci sono controlli e si tollera qualsiasi tipo di comportamento».
TOSCANA - Paolucci rassegnato: i centri storici sono diventati Gardaland
Il mercato sta invadendo i centri storici delle città, trasformandoli in luoghi di divertimento e evasione. L'ex sovrintendente Antonio Paolucci è caustico e pessimista sullo stato della città, affermando che i centri storici sono stati trasformati in luoghi del divertimento e che la gente vive sempre di più in periferia. Il boom dei tavolini e dei gelati e pizza a taglio sta cambiando la geografia dei marciapiedi e rendendo le strade impraticabili. La città antica viene vista solo come luogo di attrazione e non più come luogo di vita e incontro. La politica non può fare molto contro il mercato, che comanda il mondo.
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