Il piano casa regionale rischia di cementificare ancora di più le Alpi lombarde, che detengono già il primato dei cosiddetti "letti freddi", le seconde case chiuse per la maggior parte dellanno. La Lombardia, infatti, è la prima in classifica, tra tutte le regioni alpine, quanto a numero di case montane di villeggiatura: ben 68mila, un valore che corrisponde al 70 per cento delle abitazioni presenti. Ma ci sono comuni dove questa percentuale cresce ancora di più. Esempi «particolarmente negativi», dice Legambiente, che con la sua Carovana delle Alpi fornisce in un dossier i numeri delledilizia turistica montana e chiede ai municipi di introdurre subito limiti al piano casa regionale per limitare i danni. Le stazioni sciistiche di Madesimo, Pizzatorre e Foppolo, per esempio, hanno «una dotazione di seconde case pari o superiore al 90 per cento dellintero patrimonio abitativo». Castione della Presolana è «la capitale delle case vuote» e anche il territorio orobico è flagellato dalla "piaga", con forte concentrazione nella valli bergamasche: qui le 11 località turistiche prese in considerazione «comprendono un terzo delle seconde case dellintero campione lombardo». A livello regionale, dice la ricerca della associazione ambientalista, la ricettività offerta dalle seconde case surclassa abbondantemente quella delle attività turistiche vere e proprie: per ogni letto alberghiero ed extraalberghiero ci sono 1,63 "case fredde". «Siano molto preoccupati per le conseguenze del piano casa regionale - spiega Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - che rischia di alimentare una crescita insostenibile delle volumetrie e degli alloggi. Ci appelliamo ai sindaci affinchè introducano limiti alla sua applicazione generalizzata, per tutelare lambiente e la qualità turistica del proprio territorio. Il tempo per farlo è molto poco: dopo il 15 ottobre in tutta la Lombardia sarà cemento libero».