Beni culturali Il ministro: «Impossibile collaborare». Il governatore: «Scelte arroganti» I nodi di Venaria, Rivoli, Palazzo Bricherasio B oston o Baaston: nell'estate del 1972 il dubbio culturale che attanagliava i torinesi (almeno quelli raccontati da Fruttero Lucentini nella Donna della Domenica ) era più che altro una sorta di gioco di società (come si pronuncia Boston, appunto). Nell'estate altrettanto torrida del 2009, Torino sembra invece preoccuparsi molto più concretamente del futuro di un «modello culturale» che ha in qualche modo fatto scuola: un mix di mostre, nuovi allestimenti (con quello progettato da Dante Ferretti, l'Egizio si mantiene saldamente tra i primi dieci più visitati dell'anno), curatori di fama internazionale, un intreccio di antico e contemporaneo con tanto di provocazione (la Biennale d'arte giovane) davvero degno di una capitale della cultura. Pietra dello scandalo è oggi il Centro di Restauro di Venaria: la presidente della Regione Mercedes Bresso vorrebbe la riconferma dell'attuale presidente Carlo Callieri (in alternativa rumors parlano di Enzo Biffi Gentili) mentre il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi punta su Toto Bergamo Rossi (un torinese contro un veneziano, un manager contro un tecnico) e accusa la Bresso: «Si considera già in campagna elettorale » (le regionali sono in programma nel 2010, le comunali nel 2011). Ma da queste parti anche altre realtà culturali sono in stand by , se non peggio. La mostra sull'astronomia prevista per ottobre a Palazzo Bricherasio potrebbe essere addirittura il canto del cigno prima del blackout definitivo (sono già partire le lettere di licenziamento per i responsabili della sezione didattica, mentre sono state cancellate tutte le attività estive). Il Castello di Rivoli, secondo molti «l'unico museo d'arte contemporanea di livello internazionale» del nostro Paese, aspetta di conoscere il nuovo direttore (quello attuale, Carolyn Christov-Bakargev, in carica fino a ottobre, è stato nel frattempo nominato alla guida di Documenta Kassel; tra i possibili sostituti, anch'egli comunque già contestato, c'è Andrea Bellini, direttore di Torino Artissima). Il tutto in un'estate povera come non mai di mostre: tra le pochissime eccezioni la Fondazione Mario Merz con un nuovo allestimento e una mostra di Luisa Rabbia. Tecnicamente il Centro di Restauro di Venaria Reale (nato come Fondazione nel 2005) può contare oggi su novemila metri quadrati di laboratori «per il restauro e la conservazione del patrimonio culturale»; sei laboratori di restauro diretti da Pinin Brambilla (tele e tavole, arredi, affreschi, manufatti tessili, metalli e ceramica, arte contemporanea); ottanta studenti iscritti al corso di laurea in conservazione e restauro (più cinque scuole di specializzazione), un milione e mezzo il volume di attività previsto per il 2009 e fondi per 3 milioni e mezzo di euro. Il tutto collocato nel complesso di Venaria Reale (restaurato da poco) sotto il controllo di una Fondazione che riunisce ministero per i Beni e le attività culturali, Regione Piemonte, Università di Torino, Fondazione per l'arte della Compagnia di san Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (soci fondatori) più Politecnico di Torino, Provincia e Comune di Torino, Comune di Venaria. Tra le opere attualmente in fase di salvataggio: La Regina di Saba offre i doni a Salomone del Veronese e Il Ratto delle Sabine di Bassano (dalla Galleria Sabauda), un prezioso tavolino di Giovanni Galletti (dalla Reggia di Stupinigi). Il ministro Bondi si dice amareggiato: «Rimpiango i vecchi uomini del Pci, erano persone serie. Ho collaborato felicemente con il sindaco Chiamparino ma con la presidente Bresso è impossibile ogni forma di dialogo. Non ho niente contro Callieri, ma mi sembrava che un avvicendamento fosse positivo, così ho scelto un tecnico preparato come Toto Bergamo Rossi e subito sono nate le polemiche. Tutte pretestuose come quella su un suo presunto conflitto di interessi: certo, ha fondato a Venezia una società di restauro, ma ne è uscito da tempo». A proposito dei fondi Bondi precisa: «La Regione non ha dato quello che aveva promesso ». E aggiunge: «Ho già dovuto subire l'arroganza della Bresso in occasione della nomina di Fabrizio del Noce, che lei non voleva, alla Presidenza di Venaria. Insomma, se questo è l'atteggiamento della Bresso non c'è che una soluzione, uscire dal consorzio della Venaria » . Controbatte la Bresso: «Il ministero può lasciare il consorzio, tanto non ha mai dato un soldo. Al di là di questo, resta la realtà di un problema politico molto sgradevole, il governo non può imporre un nome senza possibilità di discussione. Ho già dovuto subire la nomina di del Noce. Quando si parla di intesa, si parla di dialogo, non di imposizione ». A sorprendere i profani c'è poi questa indicazione nel segno della «torinesità », in una città che (ad esempio) ha chiamato da fuori il direttore di Rivoli, Ida Giannelli è genovese, e la direttrice dell'Egizio, la newyorkese Elena Vassilika (dice Alain Elkann presidente del museo: «A Torino è consuetudine raccogliere il meglio di tutto il mondo. Non fa lo stesso la Scala scegliendo Lissner?»). «Non ho mai detto precisa però la Bresso di volere per forza un torinese o un piemontese, ho solo detto che bisogna che il presidente viva qui perché la carica è onorifica e non possiamo pagare né stipendi né rimborsi spese». La presidente della Regione preferisce poi soffermarsi sui problemi del Centro: «Per mantenersi deve poter lavorare anche per l'esterno». Ipotizzando qualche spiraglio su Palazzo Bricherasio: «È una fondazione privata in difficolta, ma in questi giorni abbiamo avuto imprenditori che si sono fatti avanti per salvarla». Positivo anche il futuro del «Grinzane»? «La situazione è migliore di come si creda. E anche qui c'è chi si è fatto avanti per salvarlo». E per dimostrare la fiducia nel modello culturale torinese, invece che Fruttero Lucentini, sceglie Eduardo: «Ha da passà 'a nuttata». Altro che Boston o Baaston.